{"id":5147,"date":"2023-01-10T20:18:37","date_gmt":"2023-01-10T19:18:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/?p=5147"},"modified":"2023-01-11T13:27:10","modified_gmt":"2023-01-11T12:27:10","slug":"malesseri-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/2023\/01\/10\/malesseri-sociali\/","title":{"rendered":"scelte spezzate"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;altro giorno leggevo su una rivista che la produttivit\u00e0 e la preparazione media dei lavoratori di oggi rispetto agli anni sessanta \u00e8 aumentata in maniera esponenziale, ma noi guadagniamo nettamente di meno. Poco dopo mi \u00e8 capitato tra le mani un libro che parlava del picco di ansia e depressione nei pi\u00f9 giovani nell&#8217;ultimo decennio. Un fenomeno sociale, che noi trattiamo come un fallimento individuale. Ho dovuto fare un lungo percorso per smettere di sentire sulle mie spalle il peso di un mercato ingiusto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho cominciato presto a preoccuparmi del mondo del lavoro. Forse sono stata precoce, non saprei dirlo, ma a sedici anni, mentre crescevo a Napoli ed ero circondata dalla precariet\u00e0, mi sembrava una questione prioritaria. Non avevo la minima idea di cosa fosse il mercato del lavoro, ma un pensiero mi ossessionava: c\u2019ero io, adolescente, nel punto A e volevo raggiungere l\u2019indipendenza, nel punto B. Il tragitto era ignoto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Investii diverso tempo negli open day, nella speranza di ottenere pi\u00f9 strumenti per decidere, ma mi sembr\u00f2 presto un\u2019operazione di marketing. Ogni polo diceva \u201cscegli me\u201d. Io avevo poche certezze: volevo continuare a studiare e dovevo lasciare Napoli. Se fossi rimasta qui, mi sarei sentita ferma. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scelsi di studiare Lingue e di trasferirmi in un&#8217;altra citt\u00e0 al Nord Italia. Mi sentivo pronta a percorrere il mio tragitto. Ma non ebbi nemmeno il tempo di comunicarlo che inizi\u00f2 una sorta di propaganda da parte di parenti, professori, amici di famiglia per farmi cambiare idea:  <em>\u201cCon le tue capacit\u00e0 potresti fare tutt\u2019altro \/ Non sprecare la tua intelligenza \/ Perch\u00e9 non pensi ad architettura?\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma chi aveva mai pensato di studiare architettura? Critiche senza costruzione e senza motivazione. E mentre io, a diciotto anni provavo a tenermi salda sulle mie scelte, anche il mondo esterno sembra rinfacciarmi continuamente che avevo scelto una laurea di &#8220;serie B&#8221;. Una volta lessi che il mio corso di studi rientrava nella classifica delle &#8220;Lauree inutile&#8221;, questo era il titolo su un quotidiano di portata nazionale.  Fu ancora pi\u00f9 doloroso negli anni a seguire quando si tratt\u00f2 dei professori, coloro che avrebbero dovuto rappresentare l&#8217;universit\u00e0. Ricordo le parole di uno in particolare <em> &#8220;Non siete qui per trovare lavoro, non lo troverete mai con questi studi al massimo potrete elevarvi umanamente.<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vivevo nella convinzione di aver capitalizzato male il mio tempo. Selezionai gli esami pi\u00f9 difficili, quelli frequentati da massimo cinque, sei studenti. Per un periodo provai con il corso in russo. Volevo a tutti i costi distinguermi, rimediare a quella scelta mediocre che avevo fatto. Quando optai per l&#8217;inglese, la lingua che mi appassionava in assoluto di pi\u00f9, lessi la delusione negli occhi della mia famiglia. Avevo ulteriormente declassato il mio percorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un confronto avvilente quello con mia madre e mio padre, appartenenti ad una generazione completamente diversa, quando vent\u2019anni negli anni 80 con una laurea magistrale avevi il mondo in tasca. Un confronto che trovavo spesso anche sterile su un mondo del lavoro per loro oscuro dato che spesso per me che ci sono dentro \u00e8 incomprensibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;angoscia raggiunse dei picchi di dolore, il dolore si trasform\u00f2 in sofferenza. Un malessere subdolo, spropositato e persistente, che mi spezzava in due. C&#8217;era una distanza di sopravvivenza tra la parte di me che studiava e la parte di me che viveva ovattata dal senso di colpa. <\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2023-01-09-at-18.16.57-1024x682.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5148\" srcset=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2023-01-09-at-18.16.57-1024x682.jpeg 1024w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2023-01-09-at-18.16.57-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2023-01-09-at-18.16.57-1536x1023.jpeg 1536w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2023-01-09-at-18.16.57-270x180.jpeg 270w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2023-01-09-at-18.16.57-370x245.jpeg 370w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/WhatsApp-Image-2023-01-09-at-18.16.57.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Illustrazione di Giorgia D&#8217;Emilio<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi resi conto di quanto fosse grave la mia situazione da un questionario che il rettore dell&#8217;epoca ci somministr\u00f2. Misurava il benessere mentale in relazione all&#8217;universit\u00e0. Una domanda in particolare mi rimase impressa: <em>\u201cHai mai considerato l\u2019autolesionismo?\u201d <\/em>Ricordo di aver guardato lo schermo del computer e aver pensato \u201c<em>S\u00ec<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono stata cos\u00ec fino alla laurea. Ogni volta che andavo a dormire mi ripiombava addosso quell\u2019angoscia e aspettavo le sei del mattino per cedere al sonno. Mi rivolsi anche ad uno sportello di ascolto, mi concessero tre sedute, poi mi dissero che non ero a rischio suicidio e che avevano altre urgenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora oggi non so dire esattamente cosa mi abbia salvato, se l&#8217;amore per mio fratello minore, il lavoro che mi \u00e8 piombato dal cielo o l&#8217; idea che se avessi ceduto ad un gesto cos\u00ec drastico, avrei passato il mio problema a qualcun altro senza risolverlo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi lavoro all&#8217;estero, mi occupo di un settore abbastanza creativo, che mi soddisfa e che non ho conosciuto tramite l&#8217;universit\u00e0, che era completamente scollegata dal mondo del lavoro. Ho trovato subito lavoro, sono stata fortunata. In media, per entrare in un&#8217;azienda ci vogliono almeno cinque colloqui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A diciott&#8217;anni non avevo idea che il mercato del lavoro fosse cos\u00ec, a diciott&#8217;anni il modello del lavoratore ideale che promuoveva la mia famiglia era datato, vetusto. A diciott&#8217;anni mi sembra ci sia tutto il tempo per fare una scelta senza sovraccaricarsi di responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invece fuori mi sembra che ci sia un mondo poco tollerante e senza reti di sicurezza rispetto alle generazioni precedenti. Bisogna essere eccellenti per garantirsi un posto in graduatoria. E mentre s&#8217;insegue la tabella di marcia dell&#8217;eccezionalit\u00e0, dentro capita, com&#8217;\u00e8 successo a me, di essere divorati dal senso di colpa, di inadeguatezza, dalla frustrazione dell&#8217;incertezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;esperienza universitaria, una volta conclusasi, mi ha lasciato uno strascico a lungo termine. Per anni ho sentito il bisogno di dover dimostrare qualcosa e sono stata per molto tempo una lavoratrice facilmente sfruttabile. Sentendomi fortunata o privilegiata ho accettato qualsiasi straordinario per senso del dovere e ho impiegato molto tempo prima di sviluppare un rapporto bilanciato con la mia carriera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che io sia stata determinata, che io ce l&#8217;abbia fatta o meno, poco conta rispetto a tutto il dolore che ho provato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;altro giorno leggevo su una rivista che la produttivit\u00e0 e la preparazione media dei lavoratori di oggi rispetto agli anni sessanta \u00e8 aumentata in maniera esponenziale, ma noi guadagniamo nettamente di meno. 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