{"id":5299,"date":"2023-03-24T22:30:01","date_gmt":"2023-03-24T21:30:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/?p=5299"},"modified":"2023-06-13T10:42:42","modified_gmt":"2023-06-13T08:42:42","slug":"raccontami","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/2023\/03\/24\/raccontami\/","title":{"rendered":"Raccontami Pasolini"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p>\u00abChe hai visto di Pasolini? Che sai, che hai letto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, letto niente, ho visto un film a met\u00e0.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQual era?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, stava scritto: Pasolini.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Salvatore<\/strong> e <strong>Nicole<\/strong> sorridono di questa mancanza, sulla spiaggia di San Giovanni a Teduccio, che pare mal tenuta, al calar del sole. Se questa domanda mi fosse stata fatta tempo fa e avessi risposto cos\u00ec, sarebbe stato un problema; avrei peccato di grave ignoranza. La sensazione che nasce da queste risposte \u00e8 invece di sollievo: una mancanza che sa di possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Su quei muretti, su quelle strade<\/strong> \u00e8 il docufilm che racconta <strong>Pier Paolo Pasolini <\/strong>attraverso lo sguardo dei ragazzi di Scampia e dei volontari dell\u2019associazione&nbsp;<em><strong>Figli in Famiglia<\/strong><\/em>&nbsp;di Carmela Manco attiva sul territorio di San Giovanni a Teduccio da quasi vent\u2019anni, con la collaborazione tra le altre, <em>del&nbsp;Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia, ARCI MOVIE&nbsp;e il&nbsp;Nuovo Teatro Sanit\u00e0&nbsp;<\/em>di Mario Gelardi. L\u2019approccio al progetto \u00e8 estremamente innovativo: un contatto diretto attraversando luoghi e persone che hanno partecipato alla vita del poeta bolognese, attraversandone l&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto&nbsp;<em><strong>TI RACCONTO PASOLINI<\/strong><\/em> \u00e8 il tentativo di contrastare <strong>la povert\u00e0 educativa <\/strong>che dilaga nelle periferie. Una sfida che&nbsp;<em>Figli in Famiglia&nbsp;<\/em>ha accolto e che intende portare avanti nel tempo per trasmettere ai ragazzi del territorio la fertilit\u00e0 della conoscenza oltre la didattica. \u00c8<strong> Cristina<\/strong>, una delle protagoniste del documentario, che nel dibattito finale alla proiezione, ha ricordato quanto l\u2019istruzione italiana sia limitata al fornire il sapere dall\u2019alto verso il basso attraverso lezioni frontali che lasciano poco spazio alla curiosit\u00e0, alla riflessione, allo scambio di opinioni:<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;\u00abLo studio nozionistico conviene anche allo studente perch\u00e9 gli garantisce una sicurezza che altrimenti sarebbe difficile da conquistare. La chiave sta proprio nello sporcarsi le mani, tentare sbagliare&nbsp;&nbsp;e fallire, cambiare idea. Solo in questo modo si \u00e8 davvero liberi\u00bb<\/em>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Li si associa sempre a bimbi sperduti, i ragazzi di periferia. O a quelli cos\u00ec tanto convinti che non ci sia altra via d\u2019uscita che arrendersi alla criminalit\u00e0. Eppure questi, che ci raccontano di Pasolini, sembrano tutt\u2019altro che quel tipo di ragazzi di vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Camminano con zaino in spalla, macchina fotografica appesa al collo, chi col cappotto, chi con la maglia a mezze maniche, sembrano stanchi e forse lo sono, ma continuano a camminare e interrogare chi lo ha conosciuto, chi ne sta custodendo i ricordi. Fanno domande, trovano risposte, si mettono in discussione e anche in silenzio assorbono l\u2019unicit\u00e0 di un uomo che non pu\u00f2 essere rinchiuso in un solo aggettivo. Seduti nella platea del Nuovo Teatro Sanit\u00e0, ascoltano con cura cosa sia Pasolini oggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pasolini \u00e8 oggi<\/strong>: \u00e8 colui che ti permette di toccare il sacro e profano, di farti riconoscere nelle realt\u00e0 delle borgate romane e dei rioni napoletani, in tutta la loro sporcizia e tutta la loro bellezza.<strong> Pasolini \u00e8 carne, verit\u00e0<\/strong>: ci obbliga ad assumerci le nostre responsabilit\u00e0, denudandoci. <em>\u00abSi prende carico del nostro struggimento e lo esprime attraverso la poesia, il cinema, la letteratura\u00bb <\/em>dice <strong>Simona<\/strong> <em>\u00ab\u00c8 bello considerarlo uno di noi, col nostro stesso dolore, passione. Passione che non riusciamo a contenere e manifestiamo cos\u00ec come ci sentiamo di farlo.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il documentario stesso \u00e8 carne e verit\u00e0<\/strong>. Le inquadrature perdono e riacquistano il fuoco, sono in costante movimento, ed \u00e8 questo ci\u00f2 che rende unico il documentario: ti permette di rivivere l\u2019esperienza, quasi di toccare con mano qualcosa di raggiungibile. Sembra uno zio divertito in attesa che gli si vengano fatte domande scomode, il Pasolini nel murales di Jorit, su una palazzina di Scampia. Alle volte i ragazzi sono riuniti l\u00ec, sornioni che parlano fra di loro. Altre li vediamo assieme a <strong>Silvio Parrello<\/strong>, colui che in&nbsp;<em>Ragazzi di Vita<\/em>&nbsp;era il Pecetto, un poeta, scrittore e cineasta, un vecchio dalla faccia buona e dalla memoria ferrea, che custodisce quella di Pasolini in un museo non ufficiale pieno di ritagli, testi e oggetti appartenutigli, vicino via Fonteiana a Roma, una delle ultime abitazioni dello scrittore. Tante sono le foto dove spensierato, gioca a calcio. Nicole ne nota poi una al&nbsp;<em>Centro studi di Pier Paolo Pasolini<\/em>&nbsp;di Casarsa: \u00abQua \u00e8 pi\u00f9 naturale, felice, sta con la mamma\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dibattito finale,<strong> Christian<\/strong> ammette che nonostante il viaggio, non hanno ancora saputo definire il pensiero di Pasolini. Chi ci \u00e8 riuscito veramente fino ad oggi, e perch\u00e9 mai avrebbero dovuto farlo loro? Non \u00e8 questo il motivo del viaggio.  Pier Paolo Pasolini non pu\u00f2 e non deve essere compresso in una serie di aggettivi, aneddoti, informazioni, perch\u00e9 verrebbe meno la sua <strong>natura poliedrica<\/strong>, quella che ci ha permesso di comprendere non solo quanto l\u2019arte sia magnifica e violenta in tutte le sue forme, ma com\u2019\u00e8 magnifico e violento l\u2019essere umano. La provocazione di Pasolini \u00e8 quella di tentare di conoscere e conoscersi, per renderci<strong> liberi<\/strong>; ricordarlo ci permette di lavorare con noi stessi attraverso pi\u00f9 strumenti, pi\u00f9 lingue, senza perderci mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u2019\u00e8 che allora ci rende ancora cos\u00ec sterili, cos\u00ec pregiudicanti, cos\u00ec incapaci di andare oltre il nero e bianco? Che ci fa ancora parlare di povert\u00e0 linguistica ed educativa? Cosa ci fa ancora sentire il bisogno di creare manifestazioni su manifestazioni, associazioni, iniziative, ripescare i morti e le loro predicazioni, richiamare (o urlare) all\u2019attenzione in tutti i modi che conosciamo? Perch\u00e9 si parla ancora di quartieri, di periferie, rioni, guappi e fuggitivi, di ragazzi di vita? Cosa manca?<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abSono Gabriele, vengo da Scampia, una domanda che volevo fare: ma prima di venire a Scampia, avevate pure voi quella sensazione che dicono tutti quanti, che dicono che siamo solo camorristi e che facciamo solo i criminali, avevate anche voi quella paura?\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>No<\/em>\u00bb risponde <strong>Christian<\/strong> \u00ab<em>anche perch\u00e9 viviamo degli stessi pregiudizi.<\/em>\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8220;Il confronto<\/em>&#8220;, sottolinea <strong>Cristina<\/strong>, &#8220;<em>l\u2019esperienza (\u00abEsci, tocca le femmine, vai a rubare!), la conoscenza di s\u00e9 e dell\u2019altro ha reso Pasolini un uomo libero. Cosa accadrebbe se ci aprissimo alla chiusura? Se fossimo davvero cos\u00ec coraggiosi da sporcarci le mani, cos\u00ec spregiudicati da aprirci al mondo, da trovare una profonda e vera connessione con l\u2019altro e abbracciare il diverso?&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alberto Moravia<\/strong> in&nbsp;<em>Comizi d\u2019amore<\/em>&nbsp;affermava: <em>\u00abBisogna sempre cercare di capire. Le cose che si capiscono non scandalizzano. [\u2026] Lo scandalo in fondo, \u00e8 la paura di perdere la propria personalit\u00e0. Il confronto e la comprensione dell\u2019altro, sono le armi per combattere l\u2019odio e la paura.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Su quei muretti, su quelle strade,<\/em>&nbsp;si conclude con i ragazzi che sulla spiaggia, ci voltano le spalle e sorridenti, si incamminano. Ricorda la fine del documentario che<strong> Cecilia Mangini<\/strong> scrisse proprio con Pasolini, ispirato a&nbsp;<em>Ragazzi di Vita<\/em>. Quel lavoro si chiama&nbsp;<em>Ignoti alla Citt\u00e0<\/em>, e li potevi vedere veramente: Lumacone, Chinotto, Sciacallo, Brooklyn, Droga, che con una cicca in bocca pesantemente se ne vanno, con la consapevolezza di star raggiungendo nessun luogo. Nicole, Christian, Cristina, Simona e gli altri, loro no. Sono tutt\u2019altro che ignoti, tutt\u2019altro che persi.<\/p>\n<\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abChe hai visto di Pasolini? Che sai, che hai letto?\u00bb \u00abNo, letto niente, ho visto un film a met\u00e0.\u00bb \u00abQual era?\u00bb \u00abNo, stava scritto: Pasolini.\u00bb Salvatore e Nicole sorridono di questa mancanza, sulla spiaggia di San Giovanni a Teduccio, che pare mal tenuta, al calar del sole. 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