{"id":5753,"date":"2023-09-04T12:00:06","date_gmt":"2023-09-04T10:00:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/?p=5753"},"modified":"2023-09-04T12:00:07","modified_gmt":"2023-09-04T10:00:07","slug":"dilemmi-d-inclusivita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/2023\/09\/04\/dilemmi-d-inclusivita\/","title":{"rendered":"Dilemmi d&#8217; inclusivit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>Certo, deve essere difficile vivere in un tempo in cui i costumi cambiano giorno dopo giorno. Deve esserlo ancora di pi\u00f9 se si rimane ancorati ad ideali fuori tempo massimo. Le scelte a quel punto sono due: o si combatte contro un mondo che va avanti <strong>per la sua strada oppure si diventa dei nostalgici<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Di nostalgia deve saperne qualcosa il <strong>Senatore Antonella Zedda<\/strong>, ex del Movimento Sociale Italiano, di AN ed eletta in questa legislatura con Fratelli D&#8217;Italia. Non ho usato la parola <strong>\u201csenatrice\u201d <\/strong>di proposito: \u00e8 stata la stessa Zedda&nbsp; a richiedere pubblicamente al vicepresidente del Senato di essere chiamata col titolo al maschile, fra l&#8217;indignazione di colleghe e colleghi. Il punto sarebbe, ha aggiunto, che durante la nomina le \u00e8 stata conferita la carica di Senatore, col termine declinato al maschile. Certo, solo ad essere ingenui si potrebbe credere alla pignoleria di Zedda, ma stiamo al gioco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Esaminiamo la questione dal punto di vista linguistico<\/strong>. <em>Senator<\/em> (nominativo, singolare, maschile) \u00e8 il nome con il quale in et\u00e0 Repubblicana e Imperiale i romani chiamavano coloro che sedevano nel Senatus, l&#8217;organo politico per eccellenza. Esso deriverebbe etimologicamente, a sua volta, dall&#8217;aggettivo<em> senior <\/em>o dal sostantivo <em>senex<\/em>, rispettivamente &#8220;pi\u00f9 grande&#8221; e &#8220;vecchio&#8221;, entrambi maschili. Non potrebbe essere altrimenti dato che tutti i membri del Senato erano, al tempo, uomini in et\u00e0 avanzata per giunta e come sapr\u00e0 chiunque abbia anche per sbaglio fatto qualche anno di Latino, per queste caratteristiche erano anche chiamati <em>patres<\/em>, cio\u00e8 <strong>padri<\/strong>. Si trattava, dunque, di una <strong>societ\u00e0 patriarcale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>D&#8217;altro canto, non mi sembra che il ritorno ad una millantata purezza della lingua fosse l\u2019intento alla base della richiesta, anzi, dietro di essa soggiace<strong> una scelta politica<\/strong> ben precisa<strong>.<\/strong> L\u2019utilizzo di un unico termine, singolare e maschile, \u00e8 una scelta di campo: serve a Zedda per comunicare al suo elettorato che pur essendo una donna non ha tutti quei grilli per la testa che la spingono a voler essere riconosciuta in quanto tale e contemporaneamente, seguendo una logica machista, pu\u00f2 benissimo essere chiamata al maschile perch\u00e9 <strong>\u00e8 da uomini il ruolo che sta ricoprendo.<\/strong> Nulla di nuovo, soprattutto dopo aver avuto un senatore nero che si \u00e8 fatto eleggere al grido di \u201caiutiamoli a casa loro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Zedda poi asseconda un gioco facile<\/strong>: la lingua evolve velocemente, ma non abbastanza per far fronte ai cambiamenti epocali a cui stiamo andando in contro.<strong> <\/strong>Se da una parte c&#8217;\u00e8 la resistenza politica al cambiamento, dall&#8217;altro si fa anche fatica ad operare scelte sul linguaggio da usare perch\u00e9 la tendenza di ogni parlante \u00e8 quella di semplificare. <\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi da considerare quanto si sia velocizzata e semplificata la comunicazione attraverso i nuovi mezzi: non stupisce, in questo senso, il sensibile <strong>svuotamento del vocabolario <\/strong>personale di ciascuno di noi. Abbiamo, insomma, la tendenza a scegliere poche parole. Per questo motivo tende a conservarsi l\u2019utilizzo del maschile come \u201cg<strong>enere ombrello<\/strong>\u201d che comprende tutti gli altri, e questo favoreggia il retaggio patriarcale della nostra societ\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Eppure da tempo va avanti la <strong>lotta per un linguaggio inclusivo<\/strong>, che permetta attraverso le parole utilizzate che ognuno riesca a sentirsi parte del conteso sociale. L&#8217;introduzione del genere neutro, con la desinenza in <strong>u<\/strong> o in <strong>schwa<\/strong>, \u00e8 parte di queste battaglie. Sappiamo, tuttavia, quanto sia difficile imporre dei cambiamenti dall\u2019altro in una lingua. Pensiamo a quanto poco abbia attecchito il divieto d\u2019uso delle parole straniere durante il ventennio fascista.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema \u00e8 che l\u2019 inclusivit\u00e0 non pu\u00f2 prescindere da questioni come questa. Se una societ\u00e0 inclusiva \u00e8 un costrutto sociale in cui ciascuno pu\u00f2 godere dei diritti e delle opportunit\u00e0 che esso offre, non possiamo abbandonarci ad una pigrizia linguistica perch\u00e9 la parola e l&#8217;uso che se ne fa \u00e8 uno strumento per <strong>riconoscersi<\/strong> reciprocamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio per questo, per una volta nella mia vita, mi sono trovato d\u2019accordo col leghista e Vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio che ha acconsentito alla richiesta del Senatore Zedda. Che problema c\u2019\u00e8 se una donna si sente a proprio agio ad utilizzare un sostantivo al maschile per definirsi? Ha importanza se si tratta di una scelta politica alquanto nostalgica? E soprattutto, perch\u00e9 non dovremmo rispettare la scelta di una persona che vuole essere qualificata utilizzando un genere diverso dal suo sesso biologico (neutro incluso)?\u00a0 <\/p>\n\n\n\n<p>Lo so, la richiesta di Zedda non ha niente a che fare col genere, anzi, si avvale degli strumenti retorici della libert\u00e0 di autodeterminazione per avallare un discorso che, se portato alle estreme conseguenze, ha come scopo quello di vietare la libera espressione della propria identit\u00e0 di donna. Eppure mi chiedo, in preda ad un<strong> dilemma d&#8217;inclusivit\u00e0<\/strong> , se<strong> <\/strong>sia il caso di combattere politicamente questa richiesta.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 una volta avallata, sulla base di un ragionamento inclusivo, non resterebbe altro da fare che insistere in questa <strong>direzione<\/strong>. Ragiono per assurdo e immagino che chiunque in parlamento inizi a pretendere di essere chiamato, sulla base della propria preferenza, magari introducendo in questa bagarre l&#8217;utilizzo del genere neutro.<\/p>\n\n\n\n<p>E se questa abitudine pionieristica fosse adottata in tanti ambienti sociali, dalla politica tutta agli uffici, dalle riunioni di condominio alle scuole? Se l\u2019utilizzo di questo tipo di esternazioni legittime potesse educarci alla diversit\u00e0 e alla scoperta dell&#8217;altro? Dal Parlamento alla vita quotidiana prolifererebbe <strong>un approccio inclusivo<\/strong> in grado di far sentire chiunque riconosciuto e integrato. Quantomeno <strong>un modello accogliente<\/strong>.  <\/p>\n\n\n\n<p>E se tutto fosse partito dal Senatore Zedda, se una richiesta patriarcale, populista e misogina fosse la molla per il<strong> cambiamento<\/strong>?\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>In tal caso non mi resterebbe che ringraziare il Senatore, anche se la preferivo quando era in coppia con Piras.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Certo, deve essere difficile vivere in un tempo in cui i costumi cambiano giorno dopo giorno. Deve esserlo ancora di pi\u00f9 se si rimane ancorati ad ideali fuori tempo massimo. 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