{"id":6215,"date":"2023-12-12T18:00:21","date_gmt":"2023-12-12T17:00:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/?p=6215"},"modified":"2023-12-12T18:00:22","modified_gmt":"2023-12-12T17:00:22","slug":"il-sistema-di-accoglienza-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/2023\/12\/12\/il-sistema-di-accoglienza-italiano\/","title":{"rendered":"Il sistema di accoglienza italiano"},"content":{"rendered":"\n<p>Negli <strong>articoli precedenti<\/strong> abbiamo provato a interrogarci su quale impatto potrebbe avere il complesso fenomeno della migrazione sul mercato del lavoro locale, soffermandoci in particolare sul mercato irregolare. <a href=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/2023\/10\/30\/migranti-e-lavoro-irregolare\/\" title=\" (leggi qui) \"> (leggi qui) <\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;ambito di questa analisi diviene rilevante approfondire perch\u00e9 molti migranti si ritrovino a lavorare a nero e una delle <strong>determinanti<\/strong> principali sembra essere la mancanza di uno <strong>status<\/strong> regolare sul territorio. Non vi sono cifre certe\u00a0sul numero di migranti irregolari,\u00a0un dato indicativo ci viene offerto dalla <em>Fondazione Ismu<\/em>,\u00a0che stimava la presenza di circa<strong> 519 mila<\/strong> migranti irregolari al\u00a01\u00b0 gennaio 2021. <\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi trent\u2019anni\u00a0le stime sulla presenza di immigrati irregolari\u00a0in Italia\u00a0hanno riportato numeri altalenanti,\u00a0sia a causa di\u00a0movimenti migratori\u00a0in s\u00e9 sia a causa delle<strong> politiche<\/strong> in tema di immigrazione adottate dai governi che si sono susseguiti in questi trent\u2019anni.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il Sistema di accoglienza<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Un fattore che influenza direttamente il numero di immigrati irregolari in Italia \u00e8 sicuramente il suo <strong>sistema di accoglienza<\/strong>: attraverso un certo iter burocratico e geografico i migranti sono destinati a ottenere uno status di regolarit\u00e0 (o di converso uno stato di irregolarit\u00e0).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cambiamenti&nbsp;in questo iter possono comportare un aumento o una diminuzione nel conteggio degli irregolari. Ad esempio, l\u2019allungamento dei <strong>tempi burocratici<\/strong> per ottenere lo status di rifugiato o un permesso di soggiorno possono aumentare nominalmente la quota di irregolari presente sul territorio, anche se questi fossero comunque destinati ad ottenere lo status di regolarit\u00e0. Un altro elemento che pu\u00f2 influenzare lo stock \u00e8 un cambiamento nella <strong>definizione dello stesso \u201cstatus di regolarit\u00e0\u201d<\/strong> quando vengono limitate o ampliate le condizioni in base alle quali si pu\u00f2 godere di questo diritto.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambi gli esempi che abbiamo riportato poco sopra si sono verificati negli ultimi anni, andando a&nbsp;complicare un sistema di accoglienza dalla natura emergenziale. Per concentrarci sulle modifiche che lo hanno appesantito \u00e8 per\u00f2 necessario prima avere un quadro chiaro del sistema e del funzionamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema di accoglienza in Italia \u00e8 caratterizzato da due livelli: c\u2019\u00e8 infatti la cosiddetta \u201c<strong>prima accoglienza<\/strong>\u201d, che comprende gli <strong>hotspot<\/strong> e i&nbsp;<strong>Centri di&nbsp;Prima&nbsp;Accoglienza<\/strong>&nbsp;(CPA)&nbsp;dove sono erogati solo servizi di base (primo soccorso etc.); al livello successivo c\u2019\u00e8 la \u201c<strong>seconda accoglienza<\/strong>\u201d&nbsp;che si realizza, nei limiti dei posti disponibili presso strutture del \u201c<strong>Sistema di accoglienza e integrazione<\/strong>\u201d (SAI, ex Sprar), gestite dagli enti locali. In parallelo al sistema principale composto da due livelli c\u2019\u00e8 un sistema \u201cemergenziale\u201d,&nbsp;formato da&nbsp;strutture temporanee appositamente allestite, e cio\u00e8 i<strong> Centri di Accoglienza Straordinaria&nbsp;(CAS)<\/strong>.&nbsp;A&nbsp;chiudere il quadro ci sono i Centri Per il Rimpatrio (CPR), allestiti per&nbsp;i migranti che aspettano di essere rimpatriati nel loro Paese d\u2019origine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vediamoli in dettaglio.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Hotspot<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Gli Hotspot caratterizzano l\u2019accoglienza di<strong> cittadini&nbsp;stranieri soccorsi in mare<\/strong>:&nbsp;nati&nbsp;nel 2015 in ragione degli impegni assunti dal governo italiano con la Commissione Europea, a seguito della crisi umanitaria scaturita dai disordini in Siria, che ha provocato un aumento vertiginoso del numero di sbarchi sulle coste italiane.&nbsp;I migranti soccorsi&nbsp;vengono condotti in centri localizzati nei pressi delle aree di sbarco per la prima assistenza sanitaria, il fotosegnalamento e la pre-identificazione.&nbsp;Qui avviene&nbsp;il primo scambio di informazioni sulle procedure per l\u2019asilo, provando a differenziare irichiedenti asilo dai cosiddetti migranti economici, che saranno avviati ai centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) o lasciati sul territorio in condizione di soggiorno irregolare. Sul territorio sono presenti quattro punti Hotspot, localizzati a<strong>&nbsp;<\/strong>Lampedusa (AG), Pozzallo (RG), Messina&nbsp;e&nbsp;Taranto, e possono ospitare fino a 1.500 persone.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Centri di Prima Accoglienza<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Chi&nbsp;ha fatto&nbsp;richiesta di&nbsp;asilo viene trasferito presso i centri governativi dove viene avviata la procedura di esame della richiesta di asilo.&nbsp;In questi centri devono anche essere accertate le condizioni di salute degli ospiti, con il fine di verificare eventuali situazioni di vulnerabilit\u00e0. In queste strutture trovano quindi accoglienza i richiedenti asilo,&nbsp;anche se con servizi ridotti al minimorispetto a quelli garantiti in precedenza, a causa del&nbsp;<strong>decreto 20\/2023<\/strong>,&nbsp;che&nbsp;ha eliminato dai centri governativi i servizi di assistenza psicologica, i corsi di lingua italiana e i servizi di orientamento legale e al territorio.&nbsp;Restano&nbsp;attive&nbsp;l\u2019assistenza sanitaria, l\u2019assistenza sociale e la mediazione linguistico-culturale.&nbsp;Oltre alla qualit\u00e0, anche la quantit\u00e0 posti disponibili in questi tipi di Centro \u00e8 diminuita, dato che il sistema di accoglienza ordinario \u00e8 passato in secondo piano rispetto al sistema straordinario. Come si evince anche dalla posizione geografica, questi centri non sono pensati solo per accogliere i migranti giunti via mare, ma anche per&nbsp;ospitare i cittadini extracomunitari provenienti dalla \u201cRotta Balcanica\u201d. I centri sono situati&nbsp;Bari; Brindisi; Isola di Capo Rizzuto (KR); Gradisca d\u2019Isonzo (GO); Udine; Manfredonia (FG); Caltanissetta; Messina; Treviso.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Fino al 2018, il Sistema di Accoglienza e Integrazione prendeva il nome di<strong> Sprar<\/strong>.\u00a0Lo Sprar era strutturato nel seguente modo:\u00a0una rete di enti locali, attraverso il Fondo nazionale per le politiche e i servizi di asilo (Fnpsa),\u00a0garantiva asilo temporaneo a coloro che avevano fatto richiesta o a chi aveva gi\u00e0 ottenuto lo status di rifugiato. Gli accordi erano raggiunti attraverso un dialogo tra il governo centrale e i singoli comuni.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema non si limitava\u00a0a un\u2019accoglienza meramente assistenziale,\u00a0ma\u00a0era\u00a0volto ad integrare le persone nel territorio attraverso\u00a0la diffusione di\u00a0piccoli centri,\u00a0che sviluppavano\u00a0progetti personalizzati.\u00a0Dal <strong>2018<\/strong>, l\u2019accoglienza in questi tipi di centro\u00a0\u00e8 stata\u00a0circoscritta soltanto\u00a0a coloro che sono gi\u00e0 titolari di protezione internazionale, e cio\u00e8 hanno gi\u00e0 ottenuto lo status di rifugiato, o minori non accompagnati. Non sono pi\u00f9 ammessi dunque\u00a0cittadini stranieri che hanno fatto domanda per ottenere lo status, ma che ancora non hanno ricevuto una risposta positiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante questo sistema sembri funzionare molto bene in termini di integrazione, la sua diffusione non \u00e8 aumentata nel corso degli anni: nel periodo\u00a0che va dal 2014 al 2021\u00a0sono rimasti abbastanza stabili in numero, oscillando tra i <strong>4.100 e i 4.500<\/strong> centri su tutto il territorio.\u00a0<strong>L&#8217;aumento dei flussi migratori non ha\u00a0avuto influenza\u00a0sugli SPRAR<\/strong>, che tra il 2014 e il 2021 hanno ospitato tra i 20.000 e i 25.000 migranti.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 da chiedersi quindi come sia stato possibile far fronte all\u2019emergenza migratoria che dal 2014 al 2017 ha suscitato preoccupazioni in tutta Europa, mettendo addirittura in discussione gli accordi internazionali firmati dai Paesi dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Se gli Sprar (Sai) non sono aumentati, n\u00e9 tantomeno \u00e8 aumentata la loro capacit\u00e0, dove sono stati accolti i migranti sbarcati sulle coste italiane?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La risposta del governo alla crisi si \u00e8 avuta attraverso la creazione di <strong>Centri di Accoglienza Straordinaria<\/strong>, noti semplicemente come <strong>CAS<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I centri di accoglienza straordinaria<\/h2>\n\n\n\n<p>Questi, infatti,\u00a0sono stati\u00a0attivati dalla fine del<strong> 2014<\/strong>\u00a0proprio\u00a0per far fronte agli enormi flussi migratori \u00a0originati dal\u00a0conflitto siriano.\u00a0Inizialmente\u00a0pensati come centri di emergenza\u00a0che avrebbero dovuto fungere da \u201canticamera\u201d, in attesa di posti disponibili nei centri\u00a0SPRAR, successivamente sono diventati il modo ordinario per accogliere i migranti in Italia. Questa evoluzione \u00e8 testimoniata dall\u2019enorme variabilit\u00e0 nei numeri dei CAS, rispetto alla stabilit\u00e0\u00a0degli Sprar: significa che, anche <strong>quando l\u2019emergenza \u00e8 rientrata nel 2018 (a seguito del memorandum Italia-Libia), il governo non ha spinto per aumentare la capcacit\u00e0 degli Sprar, ma ha piuttosto preferito continuare a utilizzare i CAS come una sorta di fisarmonica<\/strong>. Anche le modalit\u00e0 di apertura dei CAS sono differenti: l\u2019apertura di un centro avviene\u00a0attraverso\u00a0l\u2019indizione di\u00a0una procedura d&#8217;asta;\u00a0le prefetture di una provincia richiedono la disponibilit\u00e0 degli operatori economici\u00a0(ONG o imprese)\u00a0ad aprire un centro.\u00a0Se\u00a0uno degli operatori si aggiudica\u00a0l&#8217;asta,\u00a0pu\u00f2 dare inizio all&#8217;attivit\u00e0\u00a0di accoglienza. Quindi, a differenza degli Sprar,\u00a0I comuni non sono coinvolti nel processo.\u00a0L&#8217;unico\u00a0discrimine per l\u2019apertura\u00a0\u00e8 che il numero di rifugiati deve essere proporzionale alla popolazione della provincia.\u00a0\u00a0Qui,\u00a0i servizi di assistenza psicologica, i corsi di lingua italiana e i servizi di orientamento legale e al territorio\u00a0non sono garantiti come negli Sprar.\u00a0Molto dipende dal tipo di organizzazione che si aggiudica la vittoria del bando, dalla possibilit\u00e0 di ottenere margini di profitto e dall\u2019etica del lavoro dei vincitori stessi.\u00a0Oltre all\u2019accoglienza materiale, dunque, rimangono\u00a0garantiti\u00a0solo l\u2019assistenza sanitaria, l\u2019assistenza sociale e la mediazione linguistico-culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per dare un\u2019idea di quanto i Centri Straordinari siano diventati la normalit\u00e0, nel\u00a02018 i\u00a0CAS potevano ospitare <strong>125.234<\/strong> richiedenti asilo, mentre gli SPRAR e i PRC potevano occuparsene solo <strong>33.756<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma cosa succede se i richiedenti asilo non rispettano la permanenza nel CAS? Loro&nbsp;sono liberi di spostarsi al di fuori del&nbsp;centro, ma se non si presentano dopo un certo periodo, gli operatori del CAS possono avvisare le autorit\u00e0 locali.&nbsp;I richiedenti asilo perdono il loro status e possono essere inviati ai centri di rimpatrio per essere rimpatriati.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Centri per il Rimpatrio<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Questi sono <strong>centri\u00a0di detenzione<\/strong> per cittadini stranieri\u00a0che sono\u00a0in attesa\u00a0dell\u2019esecuzione\u00a0di ordini di espulsione.\u00a0La capienza\u00a0totale di questi centri\u00a0ammonta a 1.100 posti, e le condizioni all\u2019interno sono terribili. Diversi\u00a0report hanno indirettamente documentato che all\u2019interno di tali centri i contatti sociali sono ridotti al minimo; le condizioni igieniche\u00a0sono scadenti; le celle\u00a0sono\u00a0sovraffollate; si sono verificati diversi casi\u00a0di tentato suicidio e autolesionismo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il collegamento tra sistema di Accoglienza e la condizione di immigrazione irregolare<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Se \u00e8 vero che il sistema riesce ad accogliere i migranti sbarcati sulle coste, la sua tenuta nel lungo periodo&nbsp;\u00e8 messa in discussione. Capita infatti che i tempi per valutare le richieste di asilo si allunghino, cos\u00ec che il soggiorno standard di un richiedente in un centro di accoglienza ecceda i sei mesi dopo i quali, teoricamente, si dovrebbe ricevere una risposta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, il problema principale \u00e8 che non si riesce a far fronte al numero di ordini di rimpatrio emanati dalle autorit\u00e0 competenti. In teoria, le richieste di soggiorno che non vengono accolte dovrebbero far scattare l\u2019ordine di rimpatrio, ma i CPR non sono attrezzati per gestire la mole di ordini emanati (ogni anno quasi la met\u00e0 delle richieste viene rigettata).<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, nel 2019 sono state rimpatriate 2.992 persone su 6.172 transitate nei CPR, nel 2020 2.232 su 4.387, nei primi dieci mesi e mezzo del 2021 poco pi\u00f9 di 2.200 su circa 4.500. <strong>Sono numeri molto modesti se confrontati agli oltre 500mila migranti irregolari attualmente presenti nel paese<\/strong>. L\u2019altra met\u00e0 delle persone transitate dai CPR dopo tre mesi solitamente torna in libert\u00e0, e quindi torna a stare sul territorio italiano da irregolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei motivi per cui i rimpatri non funzionano \u00e8 la mancata collaborazione dei paesi d\u2019origine dove dovrebbero tornare i migranti irregolari. La procura di competenza si rivolge ai paesi indicati&nbsp;dai migranti&nbsp;e chiede loro di riconoscerli come propri cittadini, ma&nbsp;spesso i paesi in questione si rifiutano di farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il gap tra le effettive possibilit\u00e0 del governo di rimpatriare e gli ordini di rimpatrio stessi fanno s\u00ec che il sistema si intasi come un imbuto troppo stretto, portando a una situazione paradossale: i migranti irregolari non possono rimanere nei centri per pi\u00f9 di 180 giorni. Allo stesso tempo,&nbsp;se&nbsp;la domanda viene respinta e il migrante irregolare fa ricorso, allora il periodo all\u2019interno di un CPR pu\u00f2 prolungarsi finch\u00e9 il giudice non si sar\u00e0 espresso sul ricorso, fino a un massimo di 12 mesi, nonostante in quel periodo non esista legalmente la possibilit\u00e0 del rimpatrio. Al termine della detenzione sono lasciati liberi sul territorio, senza per\u00f2 nemmeno ricevere la garanzia di poter tornare nei centri di accoglienza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Molti migranti che non hanno ottenuto il permesso non vengono neanche indirizzati ai centri per il rimpatrio, e dopo aver ricevuto la notifica di&nbsp;negazione della domanda diventano automaticamente irregolari sul territorio italiano, senza contare coloro che si ritrovano dal principio in una condizione irregolare, poich\u00e9 non hanno seguito l\u2019iter prestabilito.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un sistema di accoglienza confusionario<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Le&nbsp;procedure di accoglienza sono regolate da diversi testi normativi che si sono stratificati nel tempo e che sono stati modificati pi\u00f9 volte, cos\u00ec da renderne la comprensione, sia per i migranti che per i cittadini che per gli operatori stessi, confusionaria. Insomma, i&nbsp;problemi che ciclicamente emergono in merito all\u2019accoglienza, di cui si parla ormai da anni,&nbsp;mettono in risalto un sistema farraginoso ed emergenziale, pronto a incepparsi al minimo ritardo. Un ritardo che per\u00f2 fa parte dell\u2019ordinario, cos\u00ec come la presenza dei CAS, nati come misura emergenziale e diventati una realt\u00e0 del territorio. Il risultato di questo sistema \u00e8 la presenza sul territorio di persone che non godono di uno status giuridico, ma che sono costrette a vivere o a spostarsi senza alcun tipo di garanzia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli articoli precedenti abbiamo provato a interrogarci su quale impatto potrebbe avere il complesso fenomeno della migrazione sul mercato del lavoro locale, soffermandoci in particolare sul mercato irregolare. 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