{"id":6936,"date":"2024-05-17T11:05:41","date_gmt":"2024-05-17T09:05:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/?p=6936"},"modified":"2024-05-17T11:05:42","modified_gmt":"2024-05-17T09:05:42","slug":"piccolo-atlante-sul-mercato-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/2024\/05\/17\/piccolo-atlante-sul-mercato-del-lavoro\/","title":{"rendered":"Piccolo Atlante sul Mercato del Lavoro"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Quali sono le leggi che governano il mercato del lavoro e impattano sulle nostre vite?<\/h2>\n\n\n\n<p>Il mondo del lavoro \u00e8 una ragnatela in cui siamo imprigionati, volontariamente o meno, ma di cui raramente abbiamo contezza: nasciamo, cresciamo, lavoriamo, moriamo. La maggior parte di noi spende una parte sostanziale della propria vita a preoccuparsi del lavoro: cercarlo, trovarlo, farsi assumere, compierlo, lasciarlo \u2013 ripeti il processo. Anche studiare, spesso, \u00e8 finalizzato ad acquisire le conoscenze per avvicinarsi a un certo tipo di professione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro ci permette di consumare, di avere degli obiettivi o di sentirci realizzati; ci fa sentire frustrati, ingabbiati; l\u2019assenza di lavoro pu\u00f2 metterci ansia, depressione, pu\u00f2 farci sentire inadeguati. Il mondo del lavoro ha un impatto sul nostro piccolo mondo personale, ma anche su altri mondi paralleli, ben pi\u00f9 grandi di noi: disuguaglianze, discriminazioni, benessere economico; tutti fattori influenzati dal mercato del lavoro e che a loro volta colpiscono di rimando la nostra sfera individuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per questo motivo \u00e8 necessario capire il funzionamento del mercato del lavoro e dei fenomeni legati ad esso.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che cos&#8217;\u00e8 il &#8220;mercato del lavoro&#8221;?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come tutti i mercati \u00e8 il luogo astratto dove domanda e offerta \u2013 di lavoro in questo caso \u2013 si incontrano. Per definire offerta e domanda di lavoro dobbiamo introdurre gli attori che le rappresentano, e che sono fondamentali nella nostra storia: da un lato i lavoratori, dall\u2019altro le imprese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come lavoratori, giochiamo un ruolo di primo piano in questa storia<\/strong>. Senza di noi, dopotutto, non ci sarebbe &#8220;lavoro&#8221; nel mercato, e quindi nessun mercato. Decidiamo se lavorare o meno, quante ore lavorare, quali competenze acquisire, quando lasciare un lavoro, quanto impegno dedicarvi, in quali occupazioni entrare, se aderire o meno a un sindacato del lavoro. In questa storia, tutte le nostre scelte sono finalizzate a massimizzare il nostro benessere. L\u2019offerta di lavoro rappresenta quanto siamo disposti a lavorare per un certo compenso: in genere, tendiamo a offrire pi\u00f9 lavoro per quelle attivit\u00e0 che ci garantiscono benefici pi\u00f9 alti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le aziende sono co-protagoniste \u2013 talvolta antagoniste \u2013 nel nostro racconto<\/strong>. Ogni azienda deve decidere quanti e quali tipi di lavoratori assumere e licenziare, la durata della settimana lavorativa, quanto capitale impiegare e se offrire un ambiente di lavoro sicuro o rischioso ai propri dipendenti. Come i lavoratori, anche le aziende nel nostro racconto hanno degli obiettivi. Spesso assumiamo che le aziende desiderino massimizzare i profitti; lo faranno prendendo decisioni di produzione &#8211; assumendo e licenziando &#8211; che meglio servono le esigenze dei consumatori, e di conseguenza le loro. In effetti, <strong>la domanda di lavoro dell&#8217;azienda \u00e8 una domanda derivata dai desideri dei consumatori<\/strong> ed \u00e8 la quantit\u00e0 di lavoro che le imprese cercano di ottenere durante un determinato periodo di tempo a un particolare prezzo \u2013 in questo caso definito salario &#8211; puntando al pi\u00f9 basso possibile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I lavoratori e le aziende entrano nel mercato del lavoro con interessi dunque contrastanti<\/strong>. Molti lavoratori sono disposti a offrire i propri servizi quando il salario \u00e8 alto, ma poche aziende sono disposte a assumerli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Piccolo dizionario del lavoro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incontro di queste due forze contrapposte d\u00e0 vita ai termini che ascoltiamo distrattamente al telegiornale, nelle radio o nei podcast; buttati l\u00ec tra una notizia e l\u2019altra, numeri aggregati che perdono di senso in astratto, o che faticano ad acquisirlo perch\u00e9 il significato dei termini che affiancano i numeri \u00e8 sempre stato dato per scontato, ma non ci siamo mai soffermati davvero a pensare cosa queste parole significhino e implichino realmente:&nbsp;<strong>occupazione, disoccupazione, non occupazione, forza-lavoro, lavoro nero. Di cosa parliamo?<\/strong>&nbsp;<strong>Che differenza c\u2019\u00e8 tra <em>inoccupati<\/em> e <em>disoccupati<\/em>? Perch\u00e9 non sono la stessa cosa?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di seguito una carrellata di definizioni, forse un po\u2019 noiose ma utili ad orientarci nel futuro prossimo, e che possiamo usare a cena per correggere \u2013 con una certa soddisfazione \u2013 chi si cimenta con leggerezza in discussioni politiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziamo col dire che tutte le persone in una certa popolazione possono appartenere a tre categorie differenti: <strong>occupati, disoccupati e inattivi (persone fuori dalla forza-lavoro)<\/strong>. Il calcolo di quante persone fanno parte di ogni categoria dipende dalla definizione di questi tre concetti, che pu\u00f2 essere leggermente differente da Paese a Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Bureau of Labor Statistics, a cui si conformano molte delle istituzioni nazionali (tra cui l\u2019ISTAT) e internazionali, aiuta a fare chiarezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Occupati<\/strong>&nbsp;\u2013&nbsp;sono considerate occupate le persone con pi\u00f9 di 15 anni che nella settimana precedente hanno svolto almeno un\u2019ora di lavoro retribuita nella settimana di riferimento. \u00c8 considerato occupato anche chi ha lavorato almeno per un\u2019ora presso la ditta di un familiare senza essere retribuito.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Disoccupati<\/strong>&nbsp;\u2013 per essere considerato disoccupato, un lavoratore deve essere o in una sospensione temporanea dal lavoro, o non avere un lavoro ma essere attivamente alla ricerca di lavoro nel periodo di quattro settimane precedente alla settimana di riferimento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>N.B. Una sottile differenza passa tra disoccupati e inoccupati: i primi sono in cerca di lavoro, ma in passato sono gi\u00e0 stati impiegati. Gli inoccupati anche sono in cerca di un impiego, ma non hanno mai lavorato in precedenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Forza-Lavoro<\/strong>&nbsp;\u2013 il numero totale di persone all&#8217;interno di una data popolazione attualmente occupate, pi\u00f9 il numero di persone disoccupate (dunque attivamente alla ricerca di un lavoro).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Inattivi&nbsp;<\/strong>\u2013 persone all\u2019interno della popolazione che non sono occupate e che non hanno cercato lavoro nel periodo di quattro settimane precedenti alla settimana di riferimento. Gli inattivi sono quindi non-lavoratori, persone al di fuori della forza-lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Con queste quattro definizioni, abbiamo tutti gli ingredienti che ci servono per capire di cosa si parla quando si citano<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Tasso di disoccupazione<\/strong> (Percentuale di disoccupati sulla Forza-Lavoro)<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Tasso di occupazione<\/strong> (Percentuale di occupati sulla popolazione di riferimento),<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Tasso di partecipanti nella Forza-Lavoro<\/strong> (Percentuale di disoccupati + occupati sulla popolazione).<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Facile, no?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Eppure, anche definizioni cos\u00ec semplici e nette aprono lo spazio a diversi dubbi<\/strong>. Pensiamo alla definizione di disoccupazione: per essere definito tale, devo aver cercato attivamente lavoro in uno specifico momento della mia vita. Ma pu\u00f2 capitare che durante un periodo di recessione, in cui la probabilit\u00e0 di venire assunti da qualche impresa cala drasticamente, la mia fiducia e il mio ottimismo seguano lo stesso trend ed io, che nei due mesi precedenti ho sostenuto cinque colloqui di lavoro al giorno, mi sono scoraggiato a tal punto da smettere di cercare un lavoro nelle ultime quattro settimane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le persone che si sono arrese e hanno smesso di cercare lavoro non sono conteggiate come disoccupate, ma sono considerate<strong> fuori dalla forza-lavoro.<\/strong> Allo stesso tempo, alcune persone che hanno scarso interesse a lavorare al momento possono dichiararsi &#8220;attivamente alla ricerca&#8221; di un lavoro per ottenere sussidi di disoccupazione, o semplicemente perch\u00e9 non direbbero di no se un lavoro le venisse offerto, ma non hanno mandato curriculum o fatto qualcosa di concreto per farsi assumere. Nel primo caso, si parla di \u201c<strong>disoccupazione nascosta<\/strong>\u201d. Questa si rivela un problema spesso durante i periodi di recessione, perch\u00e9 si tende a sottostimare la disoccupazione nel momento in cui il fenomeno diventa pi\u00f9 preoccupante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I trend negli ultimi anni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ora che abbiamo fatto un po\u2019 di chiarezza, esponendo anche i limiti di queste misure, \u00e8 interessante passare ai dati, rilevando i livelli di occupazione e disoccupazione in Italia, notando come siano cambiati nel corso del tempo e portando un confronto con gli altri Paesi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"644\" height=\"264\" src=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Senza-titolo3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6967\" style=\"width:743px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Senza-titolo3.png 644w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Senza-titolo3-300x123.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nel grafico \u00e8 mostrata l&#8217;evoluzione del Tasso di Occupazione trimestrale tra il 2015 e il 2024. Rosso &#8211; Unione Europea; Blu \u2013 Italia; Grigio \u2013 USA<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"644\" height=\"256\" src=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Senza-titolo.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6966\" style=\"width:739px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Senza-titolo.png 644w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Senza-titolo-300x119.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nel grafico \u00e8 mostrata l&#8217;evoluzione del Tasso di Disoccupazione trimestrale tra il 2015 e il 2024. Rosso &#8211; Unione Europea; Blu \u2013 Italia; Grigio \u2013 USA<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel primo grafico osserviamo come il tasso di occupazione sia stato tendenzialmente crescente negli ultimi dieci anni; c\u2019\u00e8 stato un momento, coincidente col periodo del Covid-19, in cui l\u2019occupazione \u00e8 calata vistosamente, ma successivamente il trend \u00e8 tornato crescente, fino a raggiungere il suo massimo nel 2024. In maniera quasi speculare, il tasso di disoccupazione ha invece seguito il trend <strong>opposto<\/strong>, declinando dal 2014 in poi (c\u2019\u00e8 da dire che in quell\u2019anno la disoccupazione in Italia aveva raggiunto il suo picco). Un particolare interessante da notare \u00e8 dato dal tasso di disoccupazione nel 2020: il tasso di disoccupazione cala proprio mentre il tasso di occupazione va su: com\u2019\u00e8 possibile? <\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei motivi \u00e8 proprio quello della <strong>\u201cdisoccupazione nascosta\u201d<\/strong>: <strong>il numero di inattivi \u00e8 aumentato, cos\u00ec il numero di disoccupati cala perch\u00e9 a calare \u00e8 anche il numero di persone che cercano un lavoro, sapendo che in una pandemia sarebbe difficile mettersi in cerca.<\/strong> Di contro, il tasso di occupazione non risente di questo problema, perch\u00e9 si considera il numero di persone che hanno un lavoro sull\u2019intera popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il ruolo delle istituzioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019ultima stranezza, che spalanca la porta su un nuovo attore nel mercato del lavoro, rimasto in disparte fino ad ora. Gli USA, l\u2019Italia e gli stati dell\u2019UE presentano tutti lo stesso andamento crescente (decrescente) per il tasso di occupazione (disoccupazione). Tutto procede linearmente fino, ancora una volta, all\u2019arrivo del Covid: <strong>come mai negli Stati Uniti i tassi si muovono in modo opposto rispetto all\u2019UE? <\/strong>Le risposte, come al solito, sono tante e complesse, ma quasi tutte coinvolgono il terzo attore: <strong>le istituzioni<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il contesto istituzionale \u00e8 la chiave di lettura che ci permette di comprendere e spiegare il perch\u00e9 di certe cifre, e soprattutto perch\u00e9 esistono determinate differenze tra Paesi, ancor pi\u00f9 evidenti nei periodi di crisi, i momenti in cui i governi devono intervenire \u2013 se lo ritengono opportuno \u2013 per porre rimedio all\u2019andamento negativo dell\u2019economia. Questo non accade sempre: alcuni economisti credono che le aziende e i lavoratori siano liberi di entrare e uscire dal mercato del lavoro; il raggruppamento di lavoratori e aziende massimizza i guadagni totali che i lavoratori e le aziende accumulano commerciando tra loro. C\u2019\u00e8 efficienza, e dunque non c\u2019\u00e8 bisogno che i governi intervengano per sistemare le cose, perch\u00e9 le cose si aggiusteranno da sole. Questo risultato \u00e8 un esempio della famosa teoria della mano invisibile di <em>Adam Smith.<\/em> Il credere o meno in questa teoria influenza le politiche pubbliche dei governi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Negli Stati Uniti, la politica del \u201claissez-faire\u201d \u00e8 predominante<\/strong>, e il ruolo giocato dalle istituzioni nel mercato del lavoro \u00e8 ridotto rispetto a quello delle istituzioni europee. Per questo, le leggi sull&#8217;occupazione possono variare significativamente da paese a paese. Un esempio: negli Stati Uniti, molti lavori sono regolati dal principio \u201cemployment-at-will\u201d; il concetto si lega alla capacit\u00e0 di un datore di lavoro di licenziare un dipendente per qualsiasi motivo (cio\u00e8, senza dover stabilire una &#8220;causa giusta&#8221; per il licenziamento), e senza preavviso, purch\u00e9 il motivo non sia illegale. Questa pratica \u00e8 pi\u00f9 rara in alcuni paesi europei, tra cui l\u2019Italia. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>In Unione Europea, invece, la regolamentazione e la contrattazione collettiva hanno un impatto maggiore sul mercato:<\/strong> i costi di licenziamento \u2013 e quindi anche di assunzione \u2013 sono pi\u00f9 alti nel Vecchio Continente. La protezione dei lavoratori \u00e8 maggiore, ma per loro \u00e8 anche pi\u00f9 difficile trovare un\u2019altra occupazione nel momento in cui sono disoccupati. Tutto questo incide sui tassi di occupazione e disoccupazione nei grafici.<\/p>\n\n\n\n<p>Le risposte dei governi al problema del Covid sono state guidate da visioni diverse, ma sono anche frutto della cultura secolare dei diversi paesi: negli USA si \u00e8 scelto di non condizionare le scelte delle imprese, permettere che queste licenziassero lavoratori in massa e pagare sussidi di disoccupazione per tutti i neo-licenziati. Molti paesi in Europa, invece, hanno \u201ccongelato\u201d i licenziamenti, adottando politiche di cassa integrazione: i lavoratori sono formalmente impiegati nelle imprese \u2013 che non possono licenziarli \u2013 ma riducono le ore lavorate, mentre lo Stato paga circa l\u201980% dei loro salari (almeno in Italia). Simili schemi esistono anche negli Stati Uniti, ma si \u00e8 comunque scelto di non implementarli.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"610\" height=\"370\" src=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Senza-titolo1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6969\" style=\"width:762px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Senza-titolo1.png 610w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Senza-titolo1-300x182.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 610px) 100vw, 610px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il grafico riporta la quota della popolazione in et\u00e0 lavorativa in &#8220;short-time work&#8221; (STW) e in &#8220;unemployment insurance&#8221; (UI) in Germania e negli Stati Uniti, con una frequenza mensile da gennaio 2005 a dicembre 2020<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ecco in parte spiegato perch\u00e9 i tassi nel 2020 divergono cos\u00ec tanto: in Italia tanti lavoratori, pur formalmente impiegati, non lavoravano, ricevendo parte del loro stipendio dallo Stato, che alleggeriva i costi per le imprese. Il tasso di disoccupazione non \u00e8 schizzato, ma non vuol dire che si lavorasse a pieno regime. Intanto, chi non aveva un lavoro sapeva che sarebbe stato inutile cercarlo in quel periodo, e questo ha contribuito ad abbassare ulteriormente i tassi di disoccupazione. Negli Stati Uniti invece le imprese hanno potuto licenziare i lavoratori, che hanno iniziato a ricevere sussidi e hanno continuato a cercare un lavoro, perch\u00e9 la percezione del sussidio stesso non dura in eterno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lavoratori, imprese, istituzioni: questi sono i tre corpi che agiscono sul sistema del lavoro<\/strong>. In questo capitolo abbiamo cercato di introdurli e dare qualche nozione di base, cos\u00ec da poterci orientare nel futuro su argomenti che ci toccano da vicino: perch\u00e9 la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro \u00e8 aumentata costantemente nel corso del secolo scorso in molti paesi industrializzati? Qual \u00e8 l&#8217;impatto dell&#8217;immigrazione sulle opportunit\u00e0 di lavoro e sui salari dei lavoratori nativi? I salari minimi aumentano il tasso di disoccupazione dei lavoratori poco qualificati? Qual \u00e8 l&#8217;impatto delle regolamentazioni sulla sicurezza e salute sul lavoro sull&#8217;occupazione e sui guadagni? <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tutte domande a cui potremo provare a rispondere, in futuro, con la mappa che abbiamo disegnato oggi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Illustrazione di Francesca Ferrara<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte grafici: <a href=\"https:\/\/tradingeconomics.com\/italy\/unemployment-rate\">https:\/\/tradingeconomics.com\/italy\/unemployment-rate<\/a><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali sono le leggi che governano il mercato del lavoro e impattano sulle nostre vite? Il mondo del lavoro \u00e8 una ragnatela in cui siamo imprigionati, volontariamente o meno, ma di cui raramente abbiamo contezza: nasciamo, cresciamo, lavoriamo, moriamo. 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