{"id":6944,"date":"2024-05-26T12:36:46","date_gmt":"2024-05-26T10:36:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/?p=6944"},"modified":"2024-12-05T00:29:38","modified_gmt":"2024-12-04T23:29:38","slug":"voci-palestinesi-napoletane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/2024\/05\/26\/voci-palestinesi-napoletane\/","title":{"rendered":"Voci palestinesi-napoletane"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>\u201cLa questione palestinese non \u00e8 nata il 7 ottobre, non prendiamoci in giro. La questione palestinese \u00e8 nata nel 1948\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono le parole di <strong>Jamal Qaddorah<\/strong>, una delle voci della diaspora palestinese in Campania. Abbiamo deciso di intervistarlo, perch\u00e9 anche la presenza della questione palestinese nel tessuto della citt\u00e0 di Napoli non \u00e8 iniziata sei mesi fa, ma negli anni 90&#8242;.<\/p>\n\n\n\n<p>Jamal Qaddorah vive a Napoli da pi\u00f9 di quarant\u2019anni. Di una famiglia originaria della citt\u00e0 di Ramla, oggi situata in Israele, \u00e8 un profugo palestinese dalla nascita. Pur essendo cresciuto in Giordania, Jamal, cos\u00ec come tanti altri, mantiene un legame indissolubile con la propria terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Come lui, molti degli integranti della comunit\u00e0 si sono stabiliti permanentemente a Napoli quando, dopo aver terminato gli studi, nel 1998 l\u2019Unione degli Studenti Palestinesi divent\u00f2 la <strong>Comunit\u00e0 Palestinese Campana.<\/strong> Una comunit\u00e0 di circa 60 persone che oggi non \u00e8 composta pi\u00f9 soltanto da studenti, ma da medici, imprenditori, sindacalisti, e professionisti.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Italiani, anzi napoletani,<mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\"> <\/mark>accomunati dall&#8217;avere le proprie origini in una terra che da sempre \u00e8 un simbolo non solo di sofferenza, ma anche di resistenza.<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Jamal ripercorre la lunga storia di oppressione, di espulsioni forzate che ha colpito il popolo palestinese negli ultimi 75 anni. Il primo esodo \u00e8 quello del \u201848, anche detto la Nakba (lett. la catastrofe), durante il quale 750.000 palestinesi furono espulsi dal 78% del territorio della Palestina storica. Poi nel 1967, la guerra e conseguente <a href=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/2024\/03\/08\/nessuna-pace-sotto-occupazione\/\">occupazione<\/a> dei territori di Gaza e della Cisgiordania da parte dell&#8217;esercito israeliano. Nel 1982 la guerra segue i palestinesi anche fuori della Palestina, con l&#8217;invasione israeliana del Libano, che si conclude con il terribile massacro di migliaia di profughi palestinesi inermi ad opera dell\u2019esercito israeliano e degli alleati falangisti libanesi (su quest\u2019ultima guerra \u00e8 da vedere il documentario di Ari Folman, <em>Valzer con Bashir<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni &#8217;90 si inaugurano con gli accordi di pace tra l&#8217;Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e il governo israeliano, un processo lungo e difficile che si conclude con la creazione dell&#8217;Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese (ANP). L&#8217;istituzione di un&#8217;entit\u00e0 nazionale palestinese per governare sui territori occupati fu accolta come un fallimento dei negoziati che non riuscirono a garantire n\u00e9 la creazione di uno stato vero e proprio, n\u00e9 la fine dell&#8217;occupazione. Il malcontento suscitato dall&#8217;adozione di una posizione pi\u00f9 pragmatica da parte dell&#8217;OLP favorisce in questo periodo l&#8217;emergere di gruppi pi\u00f9 radicali, tra cui anche gruppi d&#8217;ispirazione islamista.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8220;Jamal, forse ti sembrer\u00e0 una domanda banale, forse in molti te l&#8217;avranno fatta, ma come ti poni rispetto al 7 ottobre?&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cSe tu prendi qualsiasi palestinese che vuole difendere la Palestina, nessuno condannerebbe il 7 ottobre\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da persona di sinistra e sindacalista, Jamal non condivide nulla della politica di Hamas, ciononostante non ne condanna l\u2019operato. Da anni \u00e8 responsabile dell\u2019immigrazione per la CGIL Napoli e Campania ed oggi \u00e8 coordinatore dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.incacampania.it\/\" title=\"\">INCA<\/a>. La sua priorit\u00e0 oggi \u00e8 fermare la guerra e costruire la pace che consiste nella fine dell\u2019occupazione israeliana e nella creazione di uno stato palestinese laico, dove persone di ogni religione possano convivere.<\/p>\n\n\n\n<p>La violenza di Hamas, dalla sua prospettiva, \u00e8 il risultato di pi\u00f9 di 75 anni di oppressione, una realt\u00e0 che si \u00e8 radicata a Gaza a causa di una serie di fallimenti politici e del trauma di una generazione di ragazzi cresciuti in una prigione a cielo aperto. Un ciclo di violenza e vendetta che continua a ripetersi e che va interrotto per il benessere dei popoli israeliano e palestinese.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Perch\u00e9 allora il governo israeliano non ha davvero provato a distruggere Hamas fino all&#8217;ottobre 2023?&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La generazione di Jamal, cresciuta con gruppi di resistenza palestinese d&#8217;ispirazione comunista e socialista, ricorda bene come il clima politico sia cambiato verso la fine degli anni &#8217;80. Prima della fine della Guerra Fredda, l&#8217;obiettivo principale di Israele e Stati Uniti era evitare la diffusione di idee e gruppi di ispirazione comunista che potessero minare le basi del blocco occidentale. In quel periodo, i gruppi di ispirazione islamista erano considerati un nemico minore perch\u00e9 non minavano gli interessi strategici del blocco. Anzi la presenza dei gruppi islamisti risultava utile perch\u00e9 confermava la narrazione che il conflitto in Israele\/Palestina fosse un conflitto tra ebrei e musulmani, piuttosto che <strong>una questione di apartheid e occupazione.<\/strong> Per continuare a tenere il popolo palestinese diviso, <a href=\"https:\/\/archive.is\/20240402003150\/https:\/\/www.haaretz.com\/israel-news\/2023-10-20\/ty-article-opinion\/.premium\/a-brief-history-of-the-netanyahu-hamas-alliance\/0000018b-47d9-d242-abef-57ff1be90000\" title=\"\">il governo israeliano ha appoggiato l&#8217;ascesa di Hamas negli ultimi due decenni<\/a>, chiudendo un occhio sui flussi di denaro provenienti da Iran e Qatar, e fomentando le divisioni tra gruppi laici ed islamisti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00a0\u201cSe fossimo tutti pacifisti, Israele non avrebbe nessuna giustificazione. Sembra che Israele non voglia fermare la guerra, perch\u00e9 se Israele fermasse la guerra, cadrebbe il governo dei coloni.\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo questa interpretazione dei fatti, Israele non ha nessuna intenzione di porre fine alle ostilit\u00e0 perch\u00e9 significherebbe accettare che il popolo palestinese non scomparir\u00e0 e che pace significa giustizia e compromesso. Al contrario il nemico palestinese, ieri incarnato da Fatah<mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\"> <\/mark><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-black-color\">(<\/mark>partito d&#8217;ispirazione socialista) e oggi da Hamas, permette ad un governo di destra di continuare a giustificare politiche di apartheid e di rimanere al potere.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il 29 ottobre 2023, due giorni dopo l\u2019inizio dell\u2019operazione terrestre delle truppe israeliane a Gaza, ENI ottiene &#8211; insieme ad altre compagnie occidentali &#8211; la l<a href=\"https:\/\/www.lifegate.it\/eni-gas-gaza\">icenza per esplorare il gas <\/a>nel Mediterraneo orientale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non si tratta solo del gas, si tratta anche della vendita di armi. Secondo il <a href=\"https:\/\/www.thenationalnews.com\/mena\/palestine-israel\/2024\/03\/20\/who-are-israels-biggest-arms-suppliers-and-who-has-halted-exports\/\">Sipri<\/a>, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia sono i paesi che forniscono il maggior numero di armi ad Israele. Solo a dicembre 2023, l\u2019Italia ha venduto 1.41 milioni di euro in armi, un numero tre volte superiore rispetto a dicembre 2022.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cIl gas \u00e8 nostro, non di Israele. Da questo punto di vista \u00e8 una questione economica. E gli interessi economici sono parte dell&#8217;ipocrisia occidentale. Quando adesso [i governi occidentali] parlano di diritti umani, noi ci mettiamo a ridere.\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il popolo palestinese costituisce un ostacolo allo sfruttamento della terra da un punto di vista economico da parte non solo di Israele ma di tutto il blocco occidentale. L\u2019ipocrisia occidentale \u00e8 quella dei governi che predicano democrazia e libert\u00e0 mentre si rifiutano di fermare la guerra in corso, evitando di imporre sanzioni economiche ad un paese che si rifiuta di rispettare un cessate il fuoco imposto dall\u2019ONU e dalla CIG.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quale ruolo pu\u00f2 avere dunque la solidariet\u00e0 internazionale e il supporto dell\u2019opinione pubblica globale alla causa palestinese?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cIo penso che c&#8217;\u00e8 il blocco occidentale e poi c&#8217;\u00e8 l&#8217;Occidente. L&#8217;Occidente \u00e8 la cultura, i napoletani, quelli solidali, il popolo che sta con noi.\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Jamal si riferisce alle tende piantate a piazza del Ges\u00f9 nel 2002, ai  29 giorni di sciopero della fame, il gemellaggio tra Napoli e Nablus, le iniziative di solidariet\u00e0, i centinaia di bambini palestinesi che dal \u201893 a oggi sono stati operati negli ospedali napoletani. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cIn questa citt\u00e0 la solidariet\u00e0 alla comunit\u00e0 palestinese non \u00e8 mai mancata. Napoli non ti fa sentire straniero, al di l\u00e0 della tua provenienza. Fuori discussione.\u201d<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p>Da mesi ormai diverse reti e realt\u00e0 napoletane hanno organizzato ed appoggiato la comunit\u00e0 palestinese, scendendo in piazza ogni fine settimana, occupando l\u2019universit\u00e0, protestando davanti alla sede della Rai e partecipando al concerto Life for Gaza, tramite il quale sono stati raccolti pi\u00f9 di 62.000 euro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo di questa mobilitazione? Che le universit\u00e0, cos\u00ec come altri luoghi di potere, smettano di essere complici del massacro in corso. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;Se non parliamo del popolo palestinese adesso presto ne potremo parlare solo al passato<\/strong>&#8221; afferma Jamal spiegando che per i palestinesi della diaspora napoletana una cosa \u00e8 chiara: non \u00e8 possibile parlare di ci\u00f2 che sta succedendo oggi in Palestina senza parlare di una storia molto pi\u00f9 lunga di violenza ed espulsioni. Cos\u00ec come di una storia di lotta e resistenza.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cMi rende orgoglioso che, nonostante la sofferenza, nonostante tutti i massacri che abbiamo avuto, abbiamo ancora la radice nella nostra terra\u201d<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p>Il legame con la terra, una terra martoriata dalla violenza, \u00e8 uno dei valori pi\u00f9 radicati della cultura palestinese. Ed \u00e8 forse uno dei motivi per cui la causa palestinese \u00e8 qualcosa che risuona nel cuore di cos\u00ec tante persone anche su quest\u2019altra sponda del Mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec come molti napoletani che scelgono di restare o di tornare nonostante tutto, la popolazione gazawi resiste perch\u00e9 non vogliono ancora una volta essere costretti a lasciare la propria terra e ad emigrare.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cJamal che cosa ci pu\u00f2 insegnare la Palestina oggi?<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;La Palestina oggi insegna la giustizia, la libert\u00e0<\/strong>. <strong>La questione palestinese sta diventando una questione di tutti gli oppressi. Non \u00e8 un patrimonio del popolo palestinese. Ne sono convinto anche dopo 40 anni di militanza. Io non appartengo a nessuna frazione o partito palestinese, io sono palestinese, punto.\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E allora non basta annientare Hamas, che se non si chiamer\u00e0 Hamas avr\u00e0 un altro nome, ma continuer\u00e0 a risorgere dalla sofferenza ed il risentimento di un popolo oppresso. Non ci pu\u00f2 essere una soluzione militare al conflitto, cos\u00ec come \u00e8 inutile porre fiducia nel governo statunitense, nei governi europei o i governi arabi perch\u00e9 nessuno di loro ha un reale interesse nella creazione di uno stato palestinese.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La forza sta nell\u2019agitazione popolare, perch\u00e9 solo l\u2019opinione pubblica pu\u00f2 costringere i governi a rispettare gli accordi internazionali e di conseguenza ad imporre che Israele stesso li rispetti e che metta fine ai bombardamenti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Illustrazione di<a href=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/direttivo\/\" title=\"\"> Giorgia D&#8217;Emilio<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa questione palestinese non \u00e8 nata il 7 ottobre, non prendiamoci in giro. La questione palestinese \u00e8 nata nel 1948\u201d. Sono le parole di Jamal Qaddorah, una delle voci della diaspora palestinese in Campania. 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