{"id":7415,"date":"2024-11-16T11:35:23","date_gmt":"2024-11-16T10:35:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/?p=7415"},"modified":"2024-11-16T11:40:37","modified_gmt":"2024-11-16T10:40:37","slug":"siamo-fatti-della-stessa-substance-di-cui-e-fatto-il-ketchup","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/2024\/11\/16\/siamo-fatti-della-stessa-substance-di-cui-e-fatto-il-ketchup\/","title":{"rendered":"Siamo fatti della stessa Substance di cui \u00e8 fatto il ketchup"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi siete mai chiesti <strong>quale possa essere realmente il potere della bellezza?<\/strong> Io s\u00ec e per questo vorrei parlarvi di <strong><em>The Substance<\/em><\/strong>, di <strong>Coralie Fargeat<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Figlio del suo tempo<\/strong><br><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Elisabeth (<em>Demi Moore<\/em>) ha attorno ai sessant\u2019anni, \u00e8 un\u2019attrice e soprattutto una stella cadente della televisione americana, per la quale ha condotto per anni una trasmissione d\u2019aerobica. Viene poco gentilmente cacciata dal suo stesso programma proprio a causa della sua et\u00e0. Presa dallo sconforto totale si affida alle propriet\u00e0 miracolose di una misteriosa sostanza verde, che chiaramente agisce a livello genetico e le permette di vivere a turno due vite diverse: per una settimana riveste i panni (o meglio, <strong>la pelle<\/strong>) della <strong>giovane e bellissima Sue<\/strong> (<em>Margaret Qualley<\/em>) e per un\u2019altra settimana deve <strong>apparire cos\u00ec com\u2019\u00e8<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dai presupposti il film non attrae per un argomento particolarmente inedito. <strong>Il tema della paura dell&#8217;invecchiamento \u00e8 stato affrontato talmente tante volte da diventare un vero e proprio sottogenere del body horror<\/strong>, in particolar modo nella filmografia giapponese. Ma <em>The Substance<\/em> ha <strong>due caratteristiche<\/strong> che lo rendono intelligentemente pensato per il pubblico degli anni \u201820 del duemila; \u00e8 un\u2019opera perfettamente calata nella sua epoca, non tanto per il tema, ma per come lo racconta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In primo luogo, <strong>non si vedono e non si parla mai dei social network, eppure il film gravita comunque attorno a quel mondo<\/strong>. L\u2019ambientazione \u00e8 una Los Angeles favolistica e l\u2019epoca \u00e8 quella contemporanea, anche se sembrano ancora gli anni \u201880 dell\u2019aerobica di Jane Fonda. Nonostante ci\u00f2 ci sembra di essere totalmente calati nella contemporaneit\u00e0, perch\u00e9 <strong>la regista<\/strong> (con la collaborazione di tutti i reparti, ovviamente) <strong>ha costruito una messa in scena che richiama in tutto e per tutto l\u2019estetica estremamente curata e ultra nitida dei social contemporanei<\/strong>. Non ha avuto quindi bisogno di palesarne ulteriormente la presenza, collaborando con l\u2019immaginario dello spettatore moderno, lasciando comunque intatta la <strong>dimensione di favola macabra<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda peculiarit\u00e0 invece \u00e8 un <strong>ritorno all\u2019unit\u00e0 propria delle origini letterarie del tema<\/strong>. Quella, per esempio, de Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, nel quale <strong>il bene e il male<\/strong> sono due facce della stessa medaglia, <strong>due volti dello stesso uomo<\/strong>. Sono proprio <strong>queste <em>nobili<\/em> origini a rendere ancora pi\u00f9 originale il cortocircuito<\/strong> che vede prevalere, <strong>tra la star decaduta Elisabeth e la nuova e incosciente Sue <\/strong>(le due facce di questa specifica medaglia), un mostro pressoch\u00e9 amorfo dal nome di <strong><em>Elisasue<\/em><\/strong>, <strong>che rompe l\u2019equilibrio malato e ormai abusato della dicotomia vecchio-nuovo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il vero horror \u00e8 nei dettagli<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Tra tutto lo splatter e il gore, rimane nella memoria soprattutto il volto paonazzo del produttore televisivo (<em>Dennis Quaid<\/em>), espressione di una societ\u00e0 dello showbusiness che nasconde qualcosa di disgustoso, sporco, sgraziato e probabilmente maleodorante, alle spalle di tutto ci\u00f2 che deve luccicare. Un\u2019industria non tanto lontana da quella del socialbusiness. Mi vengono in mente a riguardo le foto del volto incremato e glaciale di Mark Zuckerberg o i primi piani estremamente ravvicinati di Elon Musk. Nel film per\u00f2 tutti i volti inquietano, merito delle inquadrature ravvicinate che rivelano una texture della pelle realistica, ma che non siamo pi\u00f9 tanto abituati a veder rappresentare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comunque, anche da un punto di vista meno formale, <strong>la vera tragicit\u00e0<\/strong> di<em> The Substance<\/em> non sta in quell\u2019elemento macabro stomachevole, ma <strong>nella facilit\u00e0 con la quale ci si riesce a immaginare la stessa vicenda andare in modo molto diverso<\/strong>. Se Elisabeth fosse riuscita a godersi i sette giorni di maturit\u00e0, cos\u00ed come quelli di svagata giovinezza, forse la sostanza non ci sarebbe sembrata un\u2019invenzione cos\u00ed catastrofica. Ma il paradosso del film sta proprio nel fatto che <strong>senza il suo masochista e ossessivo complesso estetico Elizabeth non sarebbe mai potuta venire a conoscenza del medicinale.<\/strong> Le viene offerta una possibilit\u00e0 quando, incitata da un complimento di una vecchia conoscenza maschile, decide di provare a vivere la sua et\u00e0. Si prepara di tutto punto ma <strong>non riesce a combattere il confronto con quella che non \u00e8 pi\u00f9<\/strong> e che ora, grazie alla sostanza, potrebbe essere di nuovo. La sua immagine \u00e8 riflessa nel pomello deformante della porta, simbolo di un mondo esterno pieno di possibilit\u00e0 alle quali lei non riesce a partecipare.<strong> <\/strong>Agli occhi di una societ\u00e0 dello spettacolo basata sulle immagini, una donna al di sopra dei quarant\u2019anni equivale alla personificazione di una bestemmia, <strong>ma nel mondo vero invecchiare non dovrebbe voler dire anche essere svincolata da quelle catene che ti relegano a uno standard di bellezza irraggiungibile?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La protagonista di questo film non \u00e8 mai libera, entrambe le facce della medaglia sono soggiogate dalle stesse oppressioni, semplicemente in modo diverso. All\u2019apparenza la bianca e ricca, ma soprattutto giovane Sue gioca un ruolo da antagonista. Ma \u00e8 realmente cos\u00ec? Quale giovane donna vorrebbe invecchiare se vede gi\u00e0 chiaramente che ci\u00f2 che l\u2019aspetta \u00e8 un completo stato d\u2019abbandono? Elisabeth finisce a odiare Sue visceralmente, ma \u00e8 in realt\u00e0 lei stessa ad aver creato i presupposti per cui essere detestata. <strong>Questo film si dimostra ancora una volta figlio del suo tempo <\/strong>parlandoci di tutte le Sue del mondo, cio\u00e8 <strong>donne giovani e impaurite che cercano di porre rimedio a un invecchiamento che in realt\u00e0 biologicamente \u00e8 ancora molto lontano dall\u2019avvenire.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le eccezionali attrici scelte hanno la qualit\u00e0 polivalente di essere allo stesso tempo loro stesse e i loro personaggi. <em>Demi Moore<\/em> torna sul grande schermo, che l\u2019ha vista brillare soprattutto negli anni della sua giovinezza, aggiungendo al suo personaggio tutte le dimensioni della sua carriera e il poster ringiovanito mostrato nel film fa inevitabilmente pensare alla locandina del film <em>Striptease<\/em>, che la rappresenta nuda e volitiva. <em>Margaret Qualley<\/em> invece, in quanto figlia nella vita reale dell\u2019attrice <em>Andie MacDowell<\/em>, ci sembra gi\u00e0 essere sin dall\u2019inizio la versione pi\u00f9 recente di qualcuno che \u00e8 gi\u00e0 esistito e che abbiamo gi\u00e0 visto.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La superficie e la sostanza<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Nei giorni immediatamente successivi all\u2019uscita nelle sale \u00e8 gi\u00e0 emersa l\u2019opinione abbastanza diffusa che si tratti di un film diverso per le spettatrici, rispetto a quello che appare allo spettatore. Indubbiamente, come ha raccontato la regista stessa in varie interviste, lo sguardo rivolto alle donne mature e lo standard al quale vengono costantemente comparate \u00e8 nettamente pi\u00f9 spietato di quello rivolto alla maggior parte degli uomini. <strong>Ma l\u2019intenzione del film era effettivamente creare una divisione cos\u00ec binaria? <\/strong>L&#8217;unico altro utilizzatore del medicinale che vediamo nel film in fondo \u00e8 un uomo, che proprio come Elisabeth, non riesce a mantenere un equilibrio sano tra le due parti di se stesso. Sicuramente la sua storia avrebbe messo in luce prospettive diverse, ma dello stesso problema. Pi\u00f9 che altro mi chiedo <strong>quante donne possano, al di l\u00e0 del genere, realmente rispecchiarsi nella protagonista. Il suo totale privilegio<\/strong> (che resta abbastanza invariato anche nella versione sessantenne) l<strong>a rende specchio di una parte minuscola della societ\u00e0 contemporanea e sicuramente non un metro di paragone per la maggior parte di noi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La bellezza \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 una chiave che apre molte porte, in particolare nel mondo dello spettacolo. Se la si coniuga ai suoi altri agi, primo tra tutti il benessere economico, \u00e8 chiaro che si sta parlando di un individuo eccezionale. Ci\u00f2 non \u00e8 per svalutare il dolore della protagonista, ma \u00e8 per evidenziare chiaramente il pi\u00f9 grande difetto che la contraddistingue. Non si tratta n\u00e9 della sua et\u00e0 n\u00e9 della sua estetica, ma della sua <strong>estrema superficialit\u00e0<\/strong>, nel senso pi\u00f9 letterale del termine. Non \u00e8 un giudizio morale, bens\u00ec un <strong>mettere l\u2019accento su una constatazione che sembra essere banale, ma che invece ha generato un finale sorprendentemente originale: l\u2019apparenza estetica <\/strong>oltre ad essere inevitabilmente soggetta al tempo che passa, <strong>non potr\u00e0 mai essere nient\u2019altro che la parte superficiale di un essere umano, da un punto di vista organico.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019epilogo \u00e8 un tripudio di elementi visceralmente disgustosi e allo stesso tempo riesce a essere rincuorante e liberatorio. Le esplosioni e gli schizzi di sangue svincolano la protagonista dai canoni estetici e dai limiti fisici che ci siamo autoimposti in quanto societ\u00e0. <strong>Siamo, nel profondo, esseri fatti di carne e ossa, sangue e sostanze organiche e non di aspettative. Abbiamo forse pi\u00f9 elementi in comune con il ketchup che vediamo spalmato sul marciapiede ad inizio film, che con i pixel di un\u2019immagine<\/strong>. E come quella salsa di pomodoro, <strong>siamo biodegradabili e potremmo essere lavati via da un momento all\u2019altro e dimenticati<\/strong>, proprio come succede nel film. <strong>Una realizzazione avvilente<\/strong> per certi versi, <strong>ma anche rassicurante<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlare di questo tema in un film di genere, un <em>bodyhorror<\/em>, equivale ad utilizzare l\u2019<em>horror<\/em> come strumento che ci aiuta a mettere in prospettiva il problema: <strong>di cosa dovremmo realmente avere paura?<\/strong><br>Elisasue comunque, <strong>con la sua mostruosit\u00e0, riesce a lasciare veramente il segno nel pubblico, le sue antenate no.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il cinema \u00e8 la sostanza di se stesso<\/strong><br><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La <strong><em>Hollywood Walk of Fame<\/em><\/strong> del film<strong><em> diventa simbolo di una societ\u00e0 dello spettacolo americana che sopravvive perentoriamente a tutte le ossessioni collettive che la attraversano. <\/em><\/strong>Cos\u00ec, attraverso la presenza della stella di marmo che apre e chiude il film, dedicata alla protagonista e delle numerose citazioni formali (dall\u2019influenza di Kubrick nell\u2019architettura dei luoghi a quella di Carrie. Lo sguardo di Satana di Brian De Palma, nella scena finale del teatro), <strong>Coralie Fargeat<\/strong> <strong>si prende gioco dell\u2019iconografia del mondo del cinema, nella totale consapevolezza della sua stessa pericolosit\u00e0. <\/strong>La tomba di Elisabeth Sparkle, cio\u00e8 la stella incastonata nel cemento del marciapiede, \u00e8 anche il luogo dal quale \u00e8 metaforicamente nata. <strong>Perch\u00e9 la vita di una star a Hollywood dura il tempo del suo luccichio e dopo non ha pi\u00f9 importanza, cos\u00ec come non ne aveva prima.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi siete mai chiesti quale possa essere realmente il potere della bellezza? Io s\u00ec e per questo vorrei parlarvi di The Substance, di Coralie Fargeat. 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