{"id":8059,"date":"2025-07-21T11:13:14","date_gmt":"2025-07-21T09:13:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/?p=8059"},"modified":"2025-07-21T11:19:23","modified_gmt":"2025-07-21T09:19:23","slug":"siamo-tutti-in-connessione-e-molto-poco-in-relazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/index.php\/2025\/07\/21\/siamo-tutti-in-connessione-e-molto-poco-in-relazione\/","title":{"rendered":"Siamo tutti in connessione e molto poco in relazione."},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Intervista a Paola Russo, medico psichiatra, analista AIPA.<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho un\u2019immagine nitida nella testa: ad un tavolino di un bar c\u2019\u00e8 una donna che allatta un bambino. Con il braccio sinistro lo tiene stretto al seno, con l\u2019altro, teso dalla parte opposta, regge il cellulare. Cos\u00ec il volto della madre si perde nello schermo e non si dona allo sguardo del neonato. Un\u2019 immagine emblematica di qualcosa che si \u00e8 perso, o che forse sta cambiando irreversibilmente: la relazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"819\" height=\"1024\" data-id=\"8061\" src=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Madre-2-819x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8061\" srcset=\"https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Madre-2-819x1024.jpg 819w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Madre-2-240x300.jpg 240w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Madre-2-1229x1536.jpg 1229w, https:\/\/www.ofpublicinterest.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Madre-2-1638x2048.jpg 1638w\" sizes=\"auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>In che modo \u00e8 cambiata?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi torna in mente una citazione di <strong>Winnicot<\/strong>, noto psicoanalista inglese: \u201cQuando il lattante guarda il viso della madre di solito ci\u00f2 che vede \u00e8 s\u00e9 stesso\u201d. \u00c8 questo l\u2019inizio di uno <strong>scambio significativo<\/strong> con il mondo, da qui inizia il sano sviluppo psichico dell\u2019individuo. L\u2019uso <em>indiscriminato<\/em> della tecnologia pu\u00f2 distorcere la percezione della realt\u00e0, delegare a degli oggetti<strong> lo scambio di emozioni<\/strong>, alienare l\u2019individuo dalla sua stessa comunit\u00e0 e soprattutto anche da se stesso. Gi\u00e0 vengono segnalati dagli esperti dell\u2019infanzia, nei piccoli bambini, problemi di sviluppo, relazione e funzionamento mentale, verosimilmente ascrivibili alla sovraesposizione a cellulari, tablet e altri dispositivi digitali.\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Che ricaduta pu\u00f2 avere questa forma di isolamento sulla salute mentale?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ripenso alla mia esperienza professionale, a partire dall\u2019ospedale psichiatrico di Aversa, nell\u2019unit\u00e0 diretta dal prof. <strong>Vittorio Donato Catapano<\/strong>. L\u00ec ho potuto vivere, partecipandovi attivamente, la stagione dei grandi cambiamenti che la psichiatria stava attraversando, culminata con la chiusura dei manicomi sancita dalla<strong> legge 180<\/strong>, meglio nota come <strong>legge Basaglia<\/strong>. Tutto questo fu reso possibile principalmente mettendo al centro le persone, i ricoverati e i curanti, incrementando relazioni personali e gruppali, piccole rivoluzioni che diedero, in tempi relativamente brevi, risultati inaspettati<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi purtroppo c\u2019\u00e8 la tendenza opposta che svalorizza l\u2019importanza della relazione e si impronta sull\u2019<strong>efficienza<\/strong>, sull\u2019 ipervalutazione dei farmaci, su\u00a0\u00a0percorsi psicoterapeutici abbreviati che non saldano la relazione, perseguendo unicamente la scomparsa del sintomo che spesso poi riemerge in altra forma. Questo vale anche nella medicina generale dove pure la relazione \u00e8 molto importante per allargare le possibilit\u00e0 di guarigione, di miglioramento, persino di risposta al farmaco.\u00a0Dati scientifici suffragano convincentemente la stretta connessione tra benessere fisico, equilibrio emotivo e sane relazioni affettive.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come si alimenta la capacit\u00e0 di ascolto al di fuori di un ospedale?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la <strong>comunit\u00e0<\/strong>. Il gruppo pu\u00f2 essere una grande risorsa, dalla famiglia, alla scuola, implementando un metodo educativo basato sul pensiero critico, che insegni a stare in relazione. Bisognerebbe ritrovare la nostra umanit\u00e0. Magari attingendo alla\u00a0forte passione civile e politica che circolava negli anni 70, nonostante le sue derive estreme, perch\u00e9 ledinamiche che appartengono all\u2019essere umano non sono mai lineari. Bisogna imparare a riflettere e a dialogare con l\u2019altro, senza idee precostituite, per costruire il bene comune.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Oggi ci sono i presupposti per entrare in forme di relazione pi\u00f9 autentica?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi siamo tutti in connessione e molto poco in relazione.&nbsp;&nbsp;Non posso emettere un giudizio di merito, siamo in un processo, in un flusso di continui cambiamenti e da questo punto di vista la tecnologia accelera i processi. Non sappiamo per es. dove&nbsp;&nbsp;ci&nbsp;&nbsp;condurr\u00e0 l\u2019intelligenza artificiale.Con queste osservazioni, non sto proponendo una sorta di misoneismo,&nbsp;la paura del nuovo,&nbsp;che ci porti a diffidare di tutto quanto rischia di sovvertire, per la propria forza innovatrice, i consueti modi di pensare e le nostre abitudini.&nbsp;Non \u00e8 mai cattiva la scoperta o l\u2019invenzione in s\u00e9, \u00e8 piuttosto l\u2019uso indiscriminato che noi ne possiamo fare.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come prevenire i danni delle innovazioni che caratterizzano ogni epoca?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bisognerebbe trovare sempre il tempo per mettere delle distanze, per fermarsi e per pensare. Ma in quest\u2019atto contro corrente, non si pu\u00f2 essere soli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il cinema aiuta a riflettere, ad esercitare questa visione critica comune?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scelta di andare al cinema ci pone in contatto con l\u2019altro, anche solo per il fatto che si possa condividere una reazione con un vicino a fronte di un\u2019immagine proiettata. Diversamente dalla televisione e mezzi affini che quasi impongono la solitudine, l\u2019atto di scendere di casa ed entrare in una sala cinematografica \u00e8 gi\u00e0 una scelta di condivisione. L\u2019interpretazione soggettiva di ci\u00f2 che appare sullo schermo non sar\u00e0 solo il prodotto del singolo occhio che guarda, ma essa nasce e appartiene anche al contesto. Bench\u00e9 gli spettatori appaiano isolati l\u2019uno dall\u2019altro nel buio della sala,&nbsp;si crea un campo emozionale condiviso&nbsp;attraverso la valorizzazione dell\u2019immagine. E l\u2019immagine \u00e8 fondamentale, essa ci permette di fantasticare, di creare un ponte tra l\u2019inconscio e la coscienza, tra noi e gli altri, proponendosi in ogni caso come potenza creatrice. Oggi invece, come sottolinea qualcuno, non siamo nell\u2019epoca dell\u2019immagine ma del visivo, sommersi come siamo da immagini che scorrono velocemente davanti ai nostri occhi, spesso senza che ne possiamo capire il senso e coglierne le risonanze interne.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un festival di cinema \u00e8 quindi una palestra di relazione?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Decisamente si. \u00c8 uno dei luoghi in cui poter esercitare quel pensiero comune, imparando l\u2019ascolto e condividendo le emozioni. Basta pensare ai dialoghi che seguono le proiezioni, alla variet\u00e0 delle tematiche su cui riflettere, alle sensibilit\u00e0 che possono intersecarsi. Alle relazioni, che possono superare lo stadio superficiale di mere connessioni, e diventare crescita collettiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Illustrazione di <strong>Giorgia D&#8217;Emilio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Paola Russo, medico psichiatra, analista AIPA. Ho un\u2019immagine nitida nella testa: ad un tavolino di un bar c\u2019\u00e8 una donna che allatta un bambino. Con il braccio sinistro lo tiene stretto al seno, con l\u2019altro, teso dalla parte opposta, regge il cellulare. 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