Non è facile sentirsi liberi in una città dove la sera le strade si spopolano presto e si è costretti a pagare un servizio al tavolo per riservarsi uno spazio di relazione. Una cartolina dall’economia fragile e insicura, dove tra un’insegna dell’ennesimo franchising al centro storico e gli spritz al limoncello, può spuntare un kalashnikov che spopolerà in rete, arricchendo media e le imprese dietro le piattaforme social.
È difficile anche imbattersi in un po’ di musica dal vivo, i costi di gestione sono molto alti e le ordinanze comunali estremamente restrittive.
Un circuito vizioso che alimenta un modello diseguale, dove una fittizia sicurezza favorisce una ristretta cerchia imprenditoriale, reprime le dimensioni artistiche più vivaci e meno ordinarie, ma soprattutto non apporta interventi risolutivi nei tessuti sociali più complessi e in preda alla povertà e al degrado.
Intanto c’è una festa a Napoli, che va avanti da otto anni, un evento gratuito, organizzato dal basso, da un incontro di intenti e passioni, un evento che anche quest’anno ha saputo rispondere ai bisogni della città.
Si tratta del festone Ars Nova, organizzato dal gruppo di musica popolare in sinergia con il quartiere di Montesanto, con le realtà dello Sgarrupato e del DAMM – Diego Armando Maradona Montesanto.

Il gruppo è composto da Marcello Squillante – Voce & Fisarmonica, Gianluca Fusco – Voce, Chitarra & Organetto, Michelangelo Nusco – Voce, Violino & Tromba, Vincenzo Racioppi – Mandolino & Charango, Antonino Anastasia – Percussioni, Bruno Belardi – Contrabbasso.
Che gli Ars Nova, il 17 giugno, abbiano risposto ad un bisogno, emerge da un dato semplice: circa duemila persone hanno inondato il Parco dei Ventaglieri. C’era sete di musica e c’erano sorrisi ovunque, dai volti dei bambini a quelli degli anziani.
Una festa intergenerazionale che ha restituito l’immagine di una comunità.

D’altro canto la festa è nata fa per rispondere ad un’esigenza: quella di finanziare lo Spartak San Gennaro, la squadra di calcio che permette ai ragazzi di alcuni rioni popolari della città, come Montesanto e i Quartieri Spagnoli, di praticare sport gratuitamente.
A distanza di anni i fondi raccolti durante la festa continuano ad essere destinati in parte allo Spartak, in parte alle performance di artisti e tecnici. Nel tempo hanno aderito al festone vari artisti: i Nubras, Simona Boo, Rebecca Roger Cruz, El camino del alma, Denise di Maria, Lavinia Mancusi, Assurd, Scalzabanda, Banda Basaglia, Daniele Sepe, A Paranza do Lione, Toto Casanova, Bagarija Orkestar, Andrea Tartaglia.


“I fondi raccolti durante la festa sono destinati a finanziare il trasporto dei ragazzi nelle varie città d’ Italia dove si giocano i campionati” racconta Luigi Volpe, detto Chicco, fondatore dello Spartak e attivista dello Sgarrupato. “Gli Ars Nova ci supportano da sempre, con i fondi raccolti durante le loro feste abbiamo anche aiutato diverse famiglie di Montesanto. Il quartiere è partecipe e supporta la festa, anche perché nonostante i ragazzi girino il mondo con la loro musica, durante l’anno vivono in mezzo alla gente. Sono veramente parte del tessuto sociale”


E non è l’unica iniziativa supportata dal gruppo, grazie alle loro feste hanno permesso anche di costruire i bagni a Santa Fede Liberata. Durante i loro eventi hanno sempre dato spazio a tematiche di interesse sociale: dall’abitare, al genocidio in Palestina, ai diritti dei migranti.
Non a caso, gli Ars Nova, sono un gruppo fortemente indipendente, senza etichette, case discografiche o manager e possono permettersi di suonare sui grandi palchi del mondo, dalla Cina, all’India, agli USA, a quello del Parco dei Ventaglieri di Montesanto, perseguendo tra i vari intenti anche quello di supportare dimensioni sociali e politiche tanto quanto l’economia locale. È da sottolineare che l’evento supporta anche pizzerie e salumerie del quartiere che a fine serata si ritrovano ad aver esaurito tutto.
C’è una logica dietro queste scelte: che una musica così autentica, che affonda le sue radici nella storia dei popoli, resti coerente a sé stessa in tutte le sue dimensioni.
Una musica dalla parte del popolo e autonoma dalle logiche di mercato.
È una musica di appartenenza, tribale, identitaria rispetto al territorio, una musica che rispecchia l’aggregazione, le comunità.

“È musica antica, colpisce un nervo di sensazioni perse. Attraverso la musica popolare i giovani riscoprono le proprie radici, in un contesto ormai mercificato in cui si è perso ogni riferimento” spiega Angelo Picone, in arte “O’ Capitano”, artista di strada che ha accompagnato diversi eventi degli Ars Nova e prosegue “Il festone è diventato un rituale metropolitano che unisce le persone. Per anni questa musica è stata arginata, riportarla nel cuore della città è stata una grande operazione culturale. È anche una forma di resistenza verso l’appiattimento della globalizzazione, una contestazione politica che avviene attraverso la musica. E poi c’è il tamburo, il tamburo rispecchia il battito dei cuori, unisce tutti gli esseri umani.”
Basta salire in alto, sulle scale del Parco dei Ventaglieri e affacciarsi: un insieme di corpi che si muovono energicamente assieme, al ritmo di musica, in uno spazio comune, senza che il movimento di uno interrompa quello dell’altro. È un equilibrio che deriva da un’energia, quando c’è quell’energia sembra che le persone istintivamente sappiano come stare insieme in uno spazio.
Un’energia atavica che nasconde forse un segreto che libera da ogni barriera e unisce.
“È anche l’effetto del palco aperto, chiunque può salire e cantare se conosce quel pezzo. Quest’apertura è il seme della musica popolare, “chi ‘a sap’, ‘a sona” racconta Marcello Squillante, frontman degli Ars Nova e prosegue “questo crea l’energia, senza ordini e gerarchie, neanche nella successione delle esibizioni. Anche noi così abbiamo imparato a suonare, per la strada, spontaneamente, e alle persone piaceva. Dopo poco ci siamo resi conto che era un linguaggio potentissimo. La musica popolare apre le porte. Noi speriamo di continuare a portarla nel mondo per raccontare Napoli nella sua bellezza autentica, qualcosa di invendibile sul mercato. Amiamo la nostra città, amiamo la nostra comunità. Questo è il nostro hummus, il nutrimento che ci permette di continuare ad avere l’energia per esibirci, di arrivare a palchi come il WOMAD e la ELBPHILARMONIE per poi ritornare sempre a casa, a suonare per la città.”

Reportage fotografico a cura di Sabb@ (Sabatino Falzarano)