C’è un quartiere a Milano chiamato Molise-Calvairate che si trova a circa 3 chilometri dal centro cittadino e a circa 2 chilometri dalla Fondazione Prada. È un complesso di edilizia economica e popolare che si sviluppa tra viale Molise, piazza Insubria, via Faà di Bruno e via degli Etruschi ed è caratterizzato da edifici a corte e a ballatoio, organizzati attorno ad ampi cortili interni.

Ingresso del civico 3 di Piazza Insubria

Il complesso risale agli anni Trenta ed è considerato – per disegno e solidità – un esempio significativo dell‘urbanistica pubblica milanese degli anni Trenta ed è tuttora oggetto di interesse da parte di studiosi e architetti.

Questo patrimonio edilizio è oggi gestito da Aler Milano, erede dell’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) ente pubblico che storicamente amministrava l’edilizia popolare milanese fino al 1996, anno in cui, con una legge della Regione Lombardia, venne trasformato nelle attuali ALER (Aziende Lombarde per l’Edilizia Residenziale), che ne ereditano patrimonio e funzioni.

Milano, 9 giugno 2026. Via Faà di Bruno a Milano

Il Molise-Calvairate conta oggi tra i 2.400 e 3.000 alloggi pubblici ed è abitata da diverse migliaia di persone, famiglie prevalentemente a basso reddito e di tutte le nazionalità.

È parte della città di Milano, capitale del turismo, centro finanziario e dello shopping di importanza mondiale, città che ha ospitato le Olimpiadi invernali e che si vanta del proprio skyline e dove, a poche centinaia dal nostro quartiere, pochi giorni fa è passato il Giro d’Italia. Anch’io sono un abitante di questo quartiere. Vivo nel complesso del Molise dal 2001.

E nell’ultimo anno e mezzo, condivido con tutti i miei vicini un gravissimo problema: l’invasione dei topi.

Sul muro di un caseggiato di via Faà di Bruno

Grossissimi ratti hanno fatto dei cortili e delle cantine dei nostri caseggiati la loro dimora. Sono centinaia e ogni due o tre mesi si riproducono. Recentemente ho scoperto che ogni femmina di topo può fare fino a otto cuccioli che contribuiscono ad aumentare una popolazione di roditori già molto grande e diffusa. A luglio e agosto, con temperature che si prevedono molto alte e quindi ideali alla riproduzione, la situazione nel nostro quartiere rischia di diventare drammatica.

Assemblea pubblica per il diritto alla salute in Piazza Insubria, 3 Milano

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L’estate e il caldo è favorevole anche alla proliferazione di virus e batteri. I topi sono portatori eccellenti di questi microorganismi che veicolano malattie. Malattie mortali. Le ultime epidemie, come tutti hanno letto, vengono proprio dalle feci e dalle urine dei ratti.

Insomma, a 3 chilometri dal Duomo – in un’area densamente abitata – si sta covando una vera e propria emergenza sanitaria cittadina, pericolosa per tutti gli abitanti di Milano.

Infatti, i topi sono già così tanti all’interno del Molise-Calvairate che cominciano a invadere i marciapiedi all’esterno dei caseggiati e si spingono nel resto dell’area urbana limitrofa.

Un abitante di via Faà di Bruno 5 ha usato un’espressione efficace:

«Qui sotto c’è la città dei topi»

Cortile di via Faà di Bruno; Milano

A una certa ora, centinaia di topi escono dalle loro tane – decine di buchi creati nel terreno, oppure feritoie e finestrelle rotte e mai riparate – e cominciano a circolare liberamente nei cortili, soprattutto nelle aree rifiuti, che ormai sono diventate vere e proprie discariche. Questo accade un po’ perché nel quartiere gli abitanti sono troppi rispetto ai pochi e piccoli cestini disponibili, un po’ perché Aler ha da anni dimezzato le ore settimanali di pulizia e quindi di smaltimento, un po’ perché il degrado e l’emarginazione in cui viviamo non sono terreno fertile per l’educazione e la responsabilità ambientale dei singoli.

Ma negli ultimi mesi, per tutti gli abitanti buttare normalmente la spazzatura richiede davvero coraggio.

Cortile interno di Piazza Insubria, 3 Milano

I cassonetti sono sempre circondati dai topi: sopra, sotto, dietro, davanti e soprattutto dentro. Aprire un cassonetto significa correre il rischio di vedersi un topo saltare addosso. E allora qual è la soluzione? Il sacchetto lo si lancia, e se fai centro sei bravo. Nel Molise- Calvairate, i topi spesso si infilano nelle case al pianterreno o al primo piano o nelle trombe delle scale.

Cortile di via Faà di Bruno

E ci sono migliaia di persone che rientrano a casa, dopo una giornata di lavoro o di studio, con il terrore di incrociare un topo e di essere morsi o contrarre qualche grave infezione; e poi ci sono gli anziani barricati in casa, i bambini che non possono più giocare in cortile, le famiglie che si vergognano di invitare amici o parenti, i figli che non vanno più a trovare i genitori per paura dei topi.

Noi abitanti sono mesi che denunciamo la situazione ad Aler Milano, che chiediamo di intervenire immediatamente e con mezzi adeguati. Ma l’Aler finora non ha fatto nulla di davvero risolutivo tranne mettere qualche trappola in giro nei cortili e buttare qualche pastiglietta di veleno di tanto in tanto.

Ma per un’invasione di questo genere, lasciata crescere irresponsabilmente e ormai fuori controllo, i mezzi ordinari di derattizzazione non bastano più: occorre un’azione straordinaria e certamente costosa in termini economici, di mezzi e uomini.

Contemporaneamente bisogna ripulire a fondo tutti gli scantinati dove i topi hanno la loro tana, smantellare le attuali aree rifiuti e crearne di nuove, chiudere tutti i buchi aperti nel terreno, nei muri e nelle feritoie delle cantine. E infine pensare a come evitare che un’emergenza così grave si ripresenti in futuro.

Cortile di Piazza Insubria, 3

A Milano, città cosmopolita, ricca e attrattiva per turismo e capitali come, nel 2026, a 3 chilometri dal Duomo, all’interno di un’area in cui il mercato immobiliare privato vende appartamenti al costo medio di 5.500 euro al metro quadrato, c’è un quartiere i cui abitanti non chiedono ai propri amministratori di abbellire i grandi giardini, di curare gli alberi, di creare spazi gioco per i bambini, di progettare occasioni di socialità e incontro tra persone portatrici di culture diverse o di collocare centri culturali, presìdi sociali e centri di aggregazione all’interno dei cortili.

Non chiedono a ente gestore, Sindaco e presidente di Regione di aiutarli a immaginare per loro e i loro figli un abitare e vivere in comune fatto di qualità, bellezza, socialità e dignità, come è nel diritto di ogni essere umano. No. Chiedono semplicemente di non lasciarli vivere in mezzo ai topi.

Cortile di via Fa di Bruno; Milano

Non che prima qui fosse un paradiso, conviviamo da anni con l’abbandono, il degrado, la scarsa pulizia degli spazi comuni e un generale abbandono istituzionale. Gli appartamenti restano murati e abbandonati per anni. Oppure vengono venduti ai privati, sottraendo così le abitazioni alla finalità per cui erano state costruite: edilizia popolare, pubblica e accessibile a chi non ha un reddito sufficiente per permettersi i costosi affitti privati di Milano.

I lavori infrastrutturali non si fanno da anni. Quando piove, dai tetti bucati che attendono invano una ristrutturazione entra acqua che finisce negli appartamenti degli ultimi piani, creando macchie di umidità e muffa. Una lampadina può rimanere fulminata per mesi. I riscaldamenti vanno a singhiozzo e non riscaldano mai adeguatamente. Le tubature dell’acqua sono vecchie e talvolta si rompono. Regolarmente, d’estate, arriva l’invasione degli scarafaggi.

Ma oggi noi abitanti ci troviamo a subire un problema talmente grave da far rimpiangere tutti i disagi e il degrado vissuti prima.

Milano, 4 giugno 2026. Gli abitanti delle case chiedono all’Aler di intervenire con urgenza

La frase che più spesso ci si sente dire nelle conversazioni è:

«Mi fa schifo. Mi vergogno di vivere qui. Non è più dignitoso».

Ma la vergogna, a mio parere, non dovrebbe appartenere agli abitanti. Dovrebbero vergognarsi proprio quegli amministratori che, di fronte alle continue nostre richieste da oltre un anno e mezzo – non vi è abitante che non abbia scritto una mail o fatto una telefonata o protestato davanti a uno sportello degli uffici Aler – hanno sempre risposto che non ci sono i soldi, oppure che «non è di nostra competenza», scaricandosi le responsabilità tra Aler, Regione, Comune e ATS; oppure con formule come «protocolliamo la vostra richiesta», «abbiamo aperto la pratica», «le faremo sapere».

La disperazione, l’umiliazione e la paura, nelle ultime settimane, hanno però avuto un effetto positivo: hanno spinto le persone a smettere di sospettare l’una dell’altra e a riconoscersi sulla stessa barca. Per questo dalla scorsa settimana gli abitanti del Molise- Calvairate hanno iniziato a riunirsi in assemblea. Alcuni civici hanno già organizzato incontri, altri lo faranno a breve.

Ma soprattutto si vuole iniziare a mobilitarsi per costringere Aler, Comune, Regione ed ATS a fare immediatamente tutto il necessario per derattizzare la zona e a chiederci scusa per averci fatto vivere per così tanto tempo in condizioni così disumane e pericolose.

Assemblea pubblica per il diritto alla salute. Via Faà di Bruno, Milano

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Insomma, noi abitanti abbiamo iniziato ad agire e continueremo a farlo. Con tutti i mezzi a nostra disposizione.

Perché nessuno può permettersi di far vivere uomini, donne, bambini e anziani tra i topi e senza dignità.

Articolo a cura di Giuseppe Palatrasio – Reportage fotografico a cura di Alessandra Attianiese

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