Quando Sveva mi ha parlato del suo primo tatuaggio non sapevo se crederle, tanto buffa mi sembrava l’idea di incidersi sul fianco un lampione, non uno qualunque, ma quello che al calare del sole illumina la terrazza sul mare del Porticciolo di Pastena.

Si tratta di un’antica borgata di pescatori estesa su poco più di 700 metri lungo il litorale, nella cosiddetta zona orientale della città. Siamo a Salerno. Sveva non è nata qui, e il suo incontro con la città è stato del tutto fortuito. Eppure mi ha raccontato di come l’immagine di quel lampione le ricordi le sue serate più belle e i momenti in cui ha trovato se stessa, contando le ore di fronte alle barche dei pescatori ormeggiate alle spalle dell’orizzonte.

Nelle sue parole le cose più piccole assumono una centralità che le fa sembrare straordinarie: il cordame umido delle barche, il rumore delle onde fra gli ormeggi, il passo lento del gatto di quartiere. Dopo la sua prima rottura, Sveva ha attraversato la A1 con la sua Smart, ha pianto, si è lasciata far forza dagli amici, poi ha atteso che tutti la salutassero e si è fermata qui per una o due ore, finalmente ad ascoltarsi nel silenzio della piazza vuota. Ha valutato offerte di lavoro, ha stabilito quando e come andare a vivere da sola, ha cercato nell’orizzonte gli orizzonti del suo futuro.

A Roma Sveva incontra qualche salernitano e la prima cosa che li fa sorridere all’unisono è parlare del Porticciolo.

Ma perché questa fra tutte le mete possibili?

Sveva frequenta Salerno dai tempi del liceo. Durante le prime estati comprava un cornetto a pochi passi dalla piazza sul mare e aspettava gli amici per prendere il bus verso l’entroterra. Mi mostra la foto di un gruppo di ragazzi con alle spalle la fermata del trasporto urbano, che sorridono all’obiettivo, che guardano al mare poco più in là.

Il segreto di un legame così profondo si riassume forse in un gesto: la deviazione.

Per raggiungere il Porticciolo di Pastena, infatti, il percorso non è lineare. Se da un lato sorge a ridosso di una delle principali strade di Salerno, allo stesso tempo è visibile solo grazie a un paio di spiragli fra i condomini eretti di fronte al mare.

Solo con una deviazione intenzionale si accede infine alla piazzetta aggettata sull’orizzonte. È un gesto che deroga agli impegni quotidiani e ai tracciati abituali della viabilità urbana. Un gesto rischioso, che impone di sacrificare il tempo del lavoro e della produzione, ma attraverso cui si apprende un nuovo modo di abitare la città.

Il Porticciolo resta un luogo irriducibile all’estetica fine a se stessa, incomunicabile nei codici e nelle liturgie del turismo di massa. Le panchine sono regolarmente più del numero degli astanti, come a promettere sempre un posto per gli ultimi arrivati, per affacciarsi a guardare la distesa di barche tirate in secca per trecento metri di asfalto e sabbia battuta. Verso nord la piazza si affaccia su un lungo tratto della Costiera amalfitana, creando una singolare commistione fra il paesaggio marittimo e quello aspro e montuoso del fronte dei Monti Lattari. A sud si stendono la piana del Sele e i monti del Cilento.

Con la sera i lampioni sembrano illuminare tutto. Quand’ero bambino la loro luce raggiungeva la finestra della mia cameretta affacciata sul mare, mentre guardavo la loro sagoma ergersi contro il tramonto e contro le mareggiate invernali. Qui dove io sono nato Sveva si è trasformata. E mentre il suo racconto volge al termine io cerco di immaginare quante storie personali trovino in questa fila di case addossate sulla spiaggia il proprio punto di convergenza.

Il Porticciolo di Pastena è uno dei luoghi più familiari per la cittadinanza, dove si dà appuntamento anche a chi non vi è mai stato. Come per la certezza che sia impossibile perderlo di vista, come per il sospetto che diventi a un tratto irriconoscibile perché qualcuno ha deciso che così com’è non va bene, che un luogo improduttivo è inutile, e magari anche sedersi su una panchina per trovare un po’ di pace vale un biglietto d’ingresso.

Oggi il progetto del Porto di Pastena, presentato dalla società privata Polo Nautico S.r.l. come opera di riqualificazione, minaccia di sostituire la borgata con un’infrastruttura turistica lunga un chilometro. I cittadini, raggiunti solo il 12 febbraio dalla notizia del via libera preventivo ai lavori, si sono mobilitati per presentare un ricorso civile e rivendicare la tutela dell’integrità paesaggistica per un importante luogo di comunità.

Paradossalmente il Porticciolo di Pastena si colloca nel paesaggio salernitano come una periferia domestica, centralissimo e al tempo stesso non ancora intaccato dalle trasformazioni edilizie che stanno profondamente rinnovando la città. E nonostante tutto resta al centro di una storia che passa per i luoghi, dove situazioni apparentemente insignificante si trasformano in ricordi ed esperienze condivise per una vita.

Dopo due assemblee pubbliche, è stata indetta dal comitato Giù le mani dal Porticciolo una manifestazione in difesa dell’integrità paesaggistica dei luoghi storici della città, il prossimo 22 marzo. Una battaglia civile che promette di contrapporre alle logiche finanziarie e alla mercificazione dello spazio urbano una visione che metta al centro le migliaia di esperienze che, come quella di Sveva, hanno dato forma a un luogo di comunità.

Foto a cura di Marta Pepe

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