«Tutto ok? Qui la scossa è stata forte».

Sono le 19.49. F., 30 anni, è di turno al Castello di Baia, dove lavora come vigilante, quando riceve il messaggio di un’amica da Napoli.

«Sono al Castello per la notte. Ci sono dei crolli, vedo da qui che a Bacoli e Pozzuoli ci sono dei fumi. I miei non sono a casa».

È il 31 luglio. La scossa di magnitudo 4.7 è passata da poco.

F. è a pochi chilometri da Pozzuoli, dall’altra parte del golfo. Quando esce dal museo per fare una telefonata, guarda verso Pozzuoli e vede la montagna crollare davanti a sé.

Passa poco meno di un’ora.

«Mi hanno avvertito che casa mia è distrutta. Sono crollate le mura interne, ed è inagibile».

Il 31 luglio scorso ai Campi Flegrei è stata registrata la scossa più forte della sequenza sismica in corso. Il terremoto ha prodotto ennesimi danni agli edifici e nuove evacuazioni, riportando l’emergenza dentro la quotidianità di una popolazione che da anni convive con il bradisismo.

Il sollevamento del suolo è in corso da anni e, dal 2023, la frequenza dei terremoti è aumentata. Ad agosto l’Osservatorio Vesuviano ha registrato 428 terremoti nell’area, con una magnitudo massima di 3.4. Il livello di allerta resta giallo, in una fase definita di disequilibrio medio.

Nei vent’anni vissuti in quell’abitazione, F. ricorda la prima scossa che lo spaventò realmente, avvenuta nel primo lockdown, di magnitudo 2.5, che allora bastò a svegliarlo nel cuore della notte. Quando sono diventate più frequenti, l’idea di andarsene s’è fatta sempre più concreta.

«Ci siamo trovati più volte a pensare: ritorniamo e speriamo bene. Non è un sentimento che una casa dovrebbe ispirare.»

Insieme ai genitori, ha recuperato solo l’indispensabile e, dopo un primo periodo ospitati da una zia, hanno trovato casa in affitto. Anche ricominciare altrove ha un costo, non è accessibile a tutti.

A Pozzuoli sono 4.617 le persone costrette a lasciare casa, distribuite in 1.982 nuclei familiari. Sono 218 gli edifici sgomberati, per un totale di 1.108 unità abitative. La maggior parte di chi ha dovuto lasciare casa ha chiesto il contributo di autonoma sistemazione: 3.470 persone. Altre 99 sono ospitate in albergo e 40 al PalaTrincone. In più di mille, invece, non hanno richiesto una forma di assistenza.

Numeri che raccontano un’emergenza ancora aperta, a più di un mese dalla scossa. La casa, intanto, resta il problema più immediato. Per chi ha trovato una sistemazione autonoma, il contributo economico non risolve necessariamente la difficoltà di trovare un’abitazione disponibile e sostenibile.

Ad agosto la Regione ha stanziato un milione di euro per il CAS e l’assistenza alberghiera. L’8 settembre sono arrivati altri 7,1 milioni di euro per i Campi Flegrei, destinati a servizi sociali, assistenza sanitaria, mobilità e sicurezza del territorio, con un ulteriore milione per il contributo di autonoma sistemazione a Pozzuoli. A fine agosto erano stati stanziati altri 7 milioni per Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Napoli, per la protezione civile, all’assistenza e al sostegno delle attività danneggiate.

Il 10 settembre è arrivata un’altra misura sul fronte della casa: 750mila euro per incentivare i proprietari a mettere a disposizione abitazioni con contratti a canone concordato di almeno tre anni per le famiglie costrette a lasciare gli immobili sgomberati o dichiarati inagibili.

La direzione è quella di accompagnare il passaggio dalle sistemazioni temporanee a una condizione più stabile.

Ma uscire dall’emergenza abitativa non significa necessariamente sentirsi di nuovo a casa.

Per M., 30 anni, originaria di Bagnoli, la paura è soprattutto quella che arriva dopo la scossa.

Dopo le prime scosse dell’anno scorso, era uscita di casa senza sapere se avrebbe potuto rientrare. Aveva dormito in albergo, in attesa di capire cosa sarebbe successo.

«Mi sentivo davvero senza casa, senza destinazione. Ho maturato nel tempo di essere senza dimora, un luogo sicuro».

Sul lungomare di Pozzuoli ha visto persone camminare avanti e indietro, pensierose, in balìa dell’attesa. L’idea di lasciare i Campi Flegrei è diventata per lei concreta, insieme a quella di dover salutare tutto ciò che è stata la sua prima vita.

La possibilità di andare via non è uguale per tutti.

S. è stata costretta a lasciare casa: durante l’ultima scossa una parte del palazzo è collassata e l’edificio è stato dichiarato inagibile.

«La cosa più dolorosa è che non si tratta semplicemente di qualche danno all’abitazione, ma della perdita improvvisa della possibilità di viverci».

Prima dell’ultimo sisma, la relazione con il territorio era un’altra, ed ora ammetterlo, pare essere un tradimento.

«Vivere Pozzuoli ha rappresentato fin ora una sorta di forte ‘responsabilità’ dovuta ad un patto non scritto con questa terra. Un patto che nessuno mi ha obbligata moralmente ad accettare, ma che ho sentito parte di me da quando sono qui, ovvero da sempre».

Dalla distanza improvvisa e forzata nasce una richiesta comune: cosa accade ora?

La mancanza di informazioni chiare e tempestive finisce per aggiungere incertezza all’incertezza.

Oltre ad aiuti economici, servono una presenza costante e indicazioni concrete: sulla sicurezza delle abitazioni, sulle sistemazioni disponibili, sui tempi e sulle modalità per affrontare una nuova emergenza.

Un’emergenza che non si limita a chi ancora oggi dorme fuori casa, ma permane per chi è rientrato e vive con la paura che una nuova scossa possa scombussolare nuovamente il precario equilibrio raggiunto.

I Campi Flegrei non sono solo una questione di numeri.

«Non considero Pozzuoli un posto qualsiasi e, proprio per questo, credo che farei fatica a raccontarla. Potrei parlare della storia che hai sotto i piedi ogni volta che cammini, del mare che ti accompagna da sempre, di tutte quelle cose che per chi viene da fuori possono sembrare quasi dei cliché, ma che per me non lo sono affatto. Il problema è che certe cose, quando le hai dentro da tutta la vita, diventano difficili da spiegare. È un territorio imperfetto, da sempre, inquieto e poi spaventosamente calmo, attualmente difficile, ma proprio per questo è difficile separarsene».

A quasi due mesi dalla scossa più forte, gli interventi continuano a concentrarsi sul sostenere chi è fuori casa, trovare nuove sistemazioni, mettere in sicurezza gli edifici danneggiati. Ma mentre Napoli si prepara ad accogliere, dal 24 al 27 settembre, la regata preliminare dell’America’s Cup e guarda già al grande appuntamento del 2027, nei Campi Flegrei resta aperta una questione più urgente: quale prospettiva viene costruita per chi questo territorio lo abita ogni giorno.

Osservatorio Vesuviano – Bollettini Campi Flegrei

Dipartimento della Protezione Civile – Campi Flegrei

 Regione Campania – Campi Flegrei

Comune di Pozzuoli

ANSA

Write A Comment