20:42, 12 febbraio 2026. 

Mi lascio andare sul divano, sento i cuscini morbidi sotto di me. Inspiro, cerco sulla pelle il calore dei vestiti, stiro la schiena, provo a rilassarmi. Ho i muscoli a pezzi, gambe e dorso: forse ho spinto troppo in palestra, o forse è solo la stanchezza accumulata in questi giorni al PC.

Sono due settimane che mi sembra di non fermarmi mai. E pensare che avevo detto alla psicologa che volevo cercare di rilassarmi di più. Questa fine di gennaio ha colpito pesante. Eppure, oggi è diverso: sono stanco, stanchissimo, davvero esausto.

E ho questa cosa in testa. Vorrei solo finisse. Vorrei che questa giornata finisse presto.

Eppure no, non ancora, non è così. Nina è di là, sotto la doccia, a lavarsi. Si vestirà e si preparerà.Stasera usciamo: serata giochi al Tasso Alcolico. Va così, è tornata Marta, la sua migliore amica, da Madrid. Non la vede da mesi, ci sta uscire un po’di casa. Me l’ha chiesto pure Peppe, oggi, e comunque non avrei saputo dirgli di no. 

Forse sì, uscire mi farà stare bene, mi distrarrà un po’ da questa cosa, sì, da questa cosa che mi tartassa da ore, che fa chiasso nella mia testa, questa cosa qui, questa cosa del formaggio spalmabile.

Sì, formaggio spalmabile.

Ho un’oretta, almeno, prima di uscire. Mi siedo, cerco il conforto del divano, e mi metto a scrivere per il corso di scrittura creativa del lunedì. Sì, devo farlo, è molto importante che io lo faccia, anche solo dieci minuti. è questo l’obiettivo: tutta la settimana, tutti i giorni. Ho un compito, e i compiti, lo so com’è che va, io li devo rispettare.

Una storia aperta, una storia chiusa. Quello che mi devo portare a casa nelle prossime settimane.

Scrivo horror, il genere che meglio si presta alle storie aperte, ne ho già scritte un centinaio così, in passato. Avevo già pronta persino l’immagine da cui avrei iniziato a scrivere.

Spazzata via, in un istante.

Oggi penso di aver fatto esperienza del male. E mentre ero sotto la doccia, in palestra, ho pensato che forse sia meglio chiuderla per sempre, con l’horror. Che senso ha scrivere storie di paura, quando il mondo là fuori è terrificante?

Formaggio spalmabile.

Ho capito che il male ha questo sapore, e l’ho capito durante la pausa yogurt delle 16:30. 16:30, stacco dal PC, apro il frigo e prendo il mio yogurt greco Faye 0% di grassi. Lo mangio più per dovere che per gusto. Oggi non ho proprio voglia di lavorare. Mi fa male la schiena, mi sembra di non riuscire a fermarmi un attimo, ho l’evento del 14 e del 1 5 febbraio da organizzare e intanto sono qui, a scrivere questo articolo, su come l’intelligenza artificiale salverà vite umane in futuro, e Dio lo devo consegnare oggi per la revisione.

Alzo gli occhiali, butto la confezione vuota dello yogurt e bevo un bicchiere d’acqua: ne bevo uno ogni quindici minuti, per arrivare a due litri al giorno. Sbuffo, mi viene da fare pipì, mi alzo, scazzato.

Non ho proprio voglia di lavorare. Non mi fermo mai un attimo. Dopo devo pure andare in palestra, fare la serata giochi da Tasso Alcolico, e cercare pure ritagliarmi un po’ di tempo, giusto dieci minuti, per scrivere.

Vado in bagno, scrivo a Peppe che stasera c’è anche Marta e che lo passo a prendere alle 22:00. Inspiro, razionalizzo che in fondo va bene così, che sono grato di tutto questo, di una vita piena.

Devo esprimere gratitudine anche per il lavoro: d’altronde, questo è decisamente meglio dei precedenti, mi sta dando maggiore serenità, mi sta dando un senso di scopo e di consapevolezza.

Mi siedo sulla tazza, faccio pipì, prendo il telefono. Dribblo le notifiche di Slack, apro Instagram, mi prendo la mia micro-dose di reel. Quando apro la sezione “Scopri” un meme mi strappa un sorriso.

C’è un ragazzo insonne, in alto a destra: la descrizione dice “come mi sento io dopo essere stato rude con un amico”. Sotto, un signore sorridente, brizzolato, con una smorfia ammiccante, sorniona, decisamente provocatoria. La sua didascalia recita, in inglese da social, “come si sentiva Jeff dopo aver -emoji dell’uva- dei bambini.”

Ah! Mi strappa un sorrisetto. È divertente, molto divertente. Sono quasi tentato di mandare il meme a Peppe: non sarebbe certo la prima volta che gli mando qualche contenuto greve, e lui mi risponde con un semplice “Uo”. Tra l’altro, quel signore brizzolato nel reel, Jeffrey Epstein,  attualmente è il trend del momento. 

Lascio perdere la condivisione: tiro su il pollice, passo al reel successivo. Questo non me l’aspettavo: c’è Jared Leto, in copertina. A quanto pare anche lui è nei file. Dio, ora non mi potrò più sentire The Kill allo stesso modo, dice un utente nei commenti: sì, sono d’accordo con lui. Un altro a un certo punto usa due parole che stuzzicano la mia curiosità: “SEX CULT”.

Mi alzo dalla tazza: voglio saperne di più, ora. Scorro altri reel. Si parla di Jay-z, Woody Allen, Stephen Hawking, Elon Musk, Bill Gates, Matteo Salvini, e ovviamente Donald Trump. Un tizio in piano americano si agita e sbraita che avevano ragione le fottute teste di alluminio. Dobbiamo tutti delle scuse a Qanon e al grande gruppo dei complottisti assortiti. Mah, schiocco le labbra contrariato.

Poi, a un certo punto, mi imbatto in una semplice schermata bianca. Una mail, una banalissima mail.

Possiede una sola riga di testo: where are you? are you ok, I loved the torture video

A loved the torture video sento qualcosa tendersi, tra le scapole.

Caccio un po’ d’aria fuori dai polmoni e, con uno sbuffo, insieme a quel sospiro da me escono anche l’ironia, la curiosità e la voglia di giocare. Ecco che arriva, che inizia: la paura, l’inquietudine. Non lo so ancora, ma i prossimi due reel sono lì, a una portata di click, pronti a farmi cadere in un tunnel.

La mia psicologa non ne sarebbe fiera. Sono pronto a cadere con entrambi i piedi nelle rapide più feroci del mio Disturbo Ossessivo-Compulsivo.

Uno swipe, e crollo. Leggo una frase, colpisce come un mattone di cemento in pancia. Resto lì, a indagare, a rileggerla. Non può essere vera. Non può esserlo davvero. Poi passo al reel successivo e vedo questa donna, urlare, e mi ricordo che quel video l’ho già visto, mesi fa, e pensavo fosse solo una gran cazzata, eppure ora no, fa un effetto molto diverso.

Io penso ancora che sia tutto una cazzata, ma ora c’è quella frase, che ho letto prima, e che è all’interno di un documento ufficiale del Dipartimento di Giustizia americano, e che mi installa un terribile dubbio.

Sono rimasto per ore a pensarci. Per quattro ore, a esser precisi. Sono andato in palestra, e ci ho pensato. Ho fatto gli addominali, e ci ho pensato. Mi sono ammazzato all’Hack Squat, e ci ho pensato.

Ho fatto tre serie, e ci ho pensato, quel pensiero era lì, inarrestabile.

1,2, formaggio spalmabile, 5, 6, formaggio spalmabile, 9,10, formaggio spalmabile.

Ho perso il conto delle ripetizioni, ma alla fine l’ho chiusa lo stesso, l’ultima serie, l’ho portata fino alla fine, come noi siamo arrivati alla fine della civiltà occidentale.

Tutta colpa di una sola frase. Una sola frase, scritta da Jeffrey Epstein a Nome Censurato.

There are millions of babies, very little good vegatble cream cheese.

Cream cheese. Formaggio spalmabile.

Mi sono seduto al tavolo, dopo aver letto quella frase. Ho letto le interpretazioni che gli dà la rete, e ho scoperto che aprono dei rabbit hole ancora più oscuri di una già atroce verità. Ho pensato che no, non può essere vera, è troppo assurda. Eppure, c’è, è lì, così accurata, così precisa. Come si può paragonare dei bambini a del formaggio spalmabile? Come si può anche solo immaginare che abbiano un sapore così preciso e accurato? Non basta la fantasia, bisogna assaggiare.

Scorro ancora, e mi imbatto in un altro reel: dice che la modella messicana Gabriela Rico Jiménez è scomparsa nel 2009, dopo aver denunciato cosa fosse accaduto a un party di élite a cui aveva partecipato. “¡Comieron humanos!” urla nel video. “¡Humanos!” ripete, e lo urla con una voce spiritata, terribile, la voce di chi sa, dice qualcuno nei commenti.

L’avevo già visto quel video, mesi prima. Mi era sembrato una gran cazzata. Mi era sembrato la sequenza d’apertura di un film horror scadente, di quelli che avrei visto con Peppe, durante una delle nostre movie night. Se avessi visto davvero un film così, l’avrei trovato squallido e ridicolo.

Ora però fa un effetto strano, perché a quanto pare negli Epstein Files rilasciati dal Dipartimento di Giustizia americano, oltre alla prostituzione minorile, ci sono numerosi riferimenti a omicidi di bambini, sacrifici rituali e cannibalismo edonistico.

In un video Epstein sorride, mentre qualcuno gli dice che è il diavolo in persona. Chiunque l’abbia detto, ha per metà torto, e per metà ragione: perché il diavolo non esiste, no, ma Jeffrey Epstein sì, e se Epstein esiste allora sì, il diavolo esiste, e a quanto pare Satana è stato un grande amico di tutti gli uomini più potenti del pianeta. Il film horror è diventato realtà, ho pensato in palestra. A quanto pare sì, i rettiliani sono davvero tra noi. Forse dovrei davvero chiedere scusa anche io, a quelli che si mettevano i cappellini di alluminio in testa, e intanto urlavano di come un culto di pedofili satanisti assassini ci muovesse come marionette.

There are millions of babies, very little good vegatble cream cheese.

La parola “cheese” viene menzionata, negli Epstein Files, 1.138 volte.

Non lo so, è assurdo, è tutti così assurdo. È assurdo ritenere plausibile che qualcuno abbia mangiato dei bambini, lì su quell’isola. È terribile avere il dubbio, ben più che ragionevole, che le persone più potenti della terra si siano macchiate di questi crimini. Mi fa sentire svuotato, insignificante, impotente. Mi fa pensare a quanto sia inutile che io scriva storie dell’orrore, che mi spacchi la schiena in palestra, che vada in terapia e a una scuola di scrittura, che mi sbatta tanto per pubblicare articoli sull’AI e organizzare l’evento del 14 e del 15 febbraio.

Mi sembra tutto vuoto se, lì fuori, intanto uomini ricchi e potenti mettono minorenni all’asta, mangiano bambini, e con due semplici mosse muovono miliardi di euro.

Io mi affanno, cerco di fare tutto nel modo giusto, per bene, e intanto il presidente degli Stati Uniti a quanto pare ha ucciso e stuprato e ora resta ancora là, sul trono, con una milizia personale di bastardi assassini a proteggerlo.


Niente sembra poterlo smuovere dalla poltrona, neppure quello che in tanti definiscono “il sistema democratico più saldo del mondo“. E allora che ci posso fare io? Nulla di davvero importante. Niente.

Sono tornato a casa, Nina ha già preparato il merluzzo per cena. Mi ha chiesto come fosse stata la mia giornata, e le ho risposto: formaggio spalmabile.

Le ho parlato di tutto il marasma in cui mi ero imbattuto, le interpretazioni, i media attendibili, i commenti. Ha strabuzzato gli occhi, dicendo che non era possibile, che erano solo fake news.

Sì, le ho detto che l’avevo pensato anche io. Che, in fondo, di quei tre milioni di documenti droppati online nessuno ci capisce nulla. Però già solo avere il dubbio, il ragionevole dubbio, che certe cose possano essere successe davvero, che questo sia il mondo in cui viviamo, che questa giostra abbia preso davvero questa direzione, mi fa star male.

Lei mi ha guardato, e mi ha detto che qualcosa succederà. Che la verità è venuta a galla, ora. Che tutti pagheranno. Che pure Trump è fottuto. Speriamo, le ho risposto. Siamo rimasti entrambi muti per un po’. Le ho chiesto subito dopo della sua, di giornata. Abbiamo finito di mangiare il merluzzo, io ho sparecchiato, lei è andata a farsi la doccia.

Ora mi chiama, dal bagno: è pronta, dobbiamo scendere. Chiudo il taccuino: ho finito di scrivere, per oggi.

Andremo a prendere prima Marta, e poi Peppe. Ci siederemo al tavolo di Tasso Alcolico, e passeremo la serata a giocare a Taboo. Verso mezzanotte risaliremo in macchina, rideremo con TonyPitony che canta di donne ricche e culi distrutti, ci sorrideremo sereni dandoci la buonanotte.  A casa mi spoglierò, mi laverò i denti e finalmente mi metterò a letto con Nina.


Lei si rilasserà un po’ su TikTok, io inspirerò, cercando di sciogliere i muscoli. Meglio non andare di nuovo in palestra domani, meglio ritornarci la settimana prossima. Chissà di cosa parleremo lunedì a lezione di scrittura. Uh, devo fissare il check up dalla psicologa. Che palle, domani devo chiamare quelli del catering, per l’evento del 14 e del 15 febbraio. Dio, devo pure finire l’articolo sull’AI, oggi l’ho lasciato appeso. Mah, basta, ora meglio non pensarci.

Metterò il telefono in modalità Aereo, dirò  a Nina che l’amo, e alla fine ci addormenteremo abbracciati.

Prima di chiudere gli occhi penserò di essere stanco, terribilmente stanco. Eppure, oggi mi sembrerà di non aver fatto nulla di davvero importante. Niente.

Domani, a centinaia di chilometri di distanza, l’indagine su Jeffrey Epstein continuerà, nuovi file arriveranno. Trump rigetterà le accuse, con una faccetta in conferenza stampa, puntando l’indice alla giornalista e definendola la persona più antipatica che conosca. Degli altri personaggi coinvolti nessuno rilascerà dichiarazioni.

Le cose andranno come devono andare, e intanto sono certo che avrò il feed invaso di meme di cattivo gusto, di gente che urla che avevano ragione i complottisti, di articoli che si chiedono se tutto questo sia davvero possibile o se sia solo una gigantesca PsyOp, e intanto qualche influencer con gli occhi lucidi piangerà in video, scrivendo in CAPS LOCK di ricordare le vittime, e che vale la pena lottare, per il mondo in cui viviamo.

Io dormirò, intanto. Almeno otto ore a notte, che di meno fa male.

Spero di non sognare formaggio spalmabile, stanotte.

Author

Marco Santeusanio è nato a Napoli il 7 novembre 1995. Laureato con il massimo dei voti in comunicazione e management dei media, ha perfezionato i suoi studi concentrandosi sulla scrittura creativa e sulle forme moderne di storytelling. Dopo aver partecipato alla realizzazione di numerosi cortometraggi nel biennio 2016-2018 dal 2019 al 2023 ha pubblicato numerose short stories in antologie collettive, riviste ed eBook. Nel 2023 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti, “Demoni”, seguita nel 2024 da “Inferni”, volume che conclude un ideale dittico. Ha ottenuto premi e menzioni di merito in prestigiosi concorsi letterari, come il Premio Letterario “Città di Tuscania”, il Premio Letterario Internazionale “Samnium”, il Premio Letterario Internazionale “Città di Latina” e il Premio Letterario Internazionale “Ovidio”. Nel Novembre 2024 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, “Città di Notte”.

Write A Comment