Un libro, ceduto o dato in prestito, dimenticato o trasmesso grazie alla conversazione, è fatto degli scambi e dei luoghi che ha attraversato e degli scaffali da dove è stato raccolto. E così confluisce nell’esperienza personale di migliaia di individui, ognuno dei quali porterà qualcosa con sé.

Dalla redazione alla casa editrice, all’edizione e alla circolazione, il mestiere dei libri è un’attività naturalmente collettiva, che si nutre del rapporto con una comunità più ampia della semplice platea di acquirenti che frequentano le librerie. 

© Alessandra Attianese - Tra le sale della libreria Hoepli

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La comunità delle librerie

È un intreccio complesso, in cui le comunità di lettori e gli spazi di lettura e di promozione sono spesso essenziali le une agli altri, come un piccolo ecosistema. Un equilibrio in tanti casi fragilissimo, dipendente dai mutamenti economici, politici e sociali. A questa precarietà neanche le esperienze editoriali più longeve possono sottrarsi.

© Alessandra Attianese – Flashmob cittadino La cultura non si liquida! l’11 aprile.

Nino Romeo, lavoratore della storica libreria e casa editrice Hoepli di Milano, ne è stato direttamente testimone . Aperta nel 1871, Hoepli ha da poco toccato il traguardo dei 150 anni, chiude ora i battenti. La sua unica sede era considerata un simbolo della Milano contemporanea.

“Quello della Hoepli è un declino paradossale, perché platealmente annunciato dal decennale conflitto endosocietario che oppone i due rami degli eredi della proprietà” – afferma Romeo – “e che ha ostruito fino all’ultimo momento la ricerca di una soluzione efficace per far sopravvivere la libreria.” 

© Alessandra Attianese - Spazio eventi.

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Paradossale, perché dall’altro lato lo scandalo e la mobilitazione di affezionati ed esponenti del mondo della cultura sono stati immediati. E soprattutto evitabile, a detta dei lavoratori della libreria, se ci fosse stato un serio interesse a sostenere l’attività.

“Negli ultimi mesi”, racconta Romeo, il nostro rapporto con la clientela storica è cambiato. Ci siamo trovati a offrire supporto agli affezionati che, ricevuta la notizia, si sono commossi durante l’ultima visita tra gli scaffali”.

“Se vuoi, è un po’ come chiudere la Scala o la Galleria VittorioMa la libreria” – continua – “per quanto importante e frequentata, entra ormai in conflitto con la nuova vocazione della città. La trasformazione di Milano in una vetrina non ha impattato solo sul mantenimento degli stabili, ma anche sulla clientela cittadina, che ormai vive sempre più lontana dal centro.”

I milanesi vivono in periferia, la città è dominata da un afflusso di turisti sempre meno interessato ad una determinata offerta culturale.

Intanto il valore finanziario dell’immobile fa gola ai soci di maggioranza. Alla domanda se non sia possibile riaprire in futuro, la risposta di Nino non lascia illusioni: “Ci vorrebbero decenni per recuperare il rapporto di fiducia con fornitori e acquirenti, e intanto le spese sarebbero insostenibili”. 

Venuto meno il contesto e il sostegno grazie al quale la stessa esperienza di Hoepli era stata possibile, sembra che nemmeno un miracolo potrebbe riportare indietro le lancette dell’orologio. 

Una storia di scelte obbligate e paradossali

Un solido presidio di cultura che cede alla finanziarizzazione dello spazio pubblico, delegando alle piccole o piccolissime realtà della periferia la cura della vita culturale.

Ma non è solo di questo che Nino Romeo vuole parlare. Assicura che sì, lui e i suoi colleghi hanno lasciato il proprio posto di lavoro, sapendo però che, con la chiusura della libreria Hoepli, se sono andati un edificio e la sua casa editrice, ma non l’idea di libreria e di rapporto con i lettori che in questi anni è stata portata avanti.

© Alessandra Attianese - Cartelli di protesta dei lavoratori e delle lavoratrici all'ingresso della libreria in via Via Hoepli, 5

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La parabola di Hoepli non racconta solo la storia di un declino inaspettato, ma anche la resistenza di una certa idea di benessere sociale.

Dimostra che gli spazi culturali non sono eterni né immutabili, e che la loro permanenza si regge sulla scommessa che tutta una società continui ad attribuir loro lo stesso senso – pena la perdita di un elemento essenziale per la salute mentale e sociale.

Il destino di Hoepli può ancora insegnare a riconoscere che gli spazi della cultura rappresentano uno degli elementi più fragili degli ecosistemi sociali in una fase di profondi cambiamenti. E invita così a progettare nuove esperienze e comunità di lettura e ad immaginare, necessariamente, nuovi modi di vivere lo spazio pubblico in un contesto ostile all’editoria indipendente.

Dopo tutto, la storia dell’editoria è costellata dal movimento continuo di persone, libri e imprese pronte a portare altrove il lascito delle precedenti avventure.

Reportage fotografico di Alessandra Attianese e Nino Romeo

© Nino Romeo, Flashmob cittadino del 18 aprile

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