A Salerno la primavera si fa spazio lentamente. Ti sorprende dopo settimane di vento implacabile, piogge silenziose e un grigio sterminato che invade il cielo. Giungo così al mio ultimo appuntamento col Porticciolo di Pastena, con i piedi soffocati dalle scarpe ormai troppo calde.
Se parlo con i più anziani qui al Porticciolo, loro lo chiamano ancora la Scogliera: è il ricordo di un tempo passato, quando la borgata di si affacciava direttamente sulla spiaggia, collegata a una debole barriera di cemento da una striscia di sabbia.
Dove eravamo rimasti?
Con l’ultima puntata del nostro reportage (https://www.ofpublicinterest.eu/index.php/2026/04/09/le-cose-che-cambiano/), abbiamo accompagnato la presentazione, da parte del comitato Giù le mani dal Porticciolo, delle osservazioni circa lo studio sull’impatto ambientale presentato da Polo Nautico S.r.l. in vista dell’avvio definitivo del Porto di Pastena. Per un progetto del genere, la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) rappresenta infatti un obbligo inderogabile.
Nelle Osservazioni, (liberamente consultabili qui https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/11796/18058?Testo=&RaggruppamentoID=9#form-cercaDocumentazione), si chiede la revoca del progetto del Porto di Pastena così come è stato presentato. Sono state raccolte 2000 firme in un mese di attività per l’abrogazione del progetto. Le Osservazioni si articolano su tre punti:
1) il progetto del Porto di Pastena è invasivo dal punto di vista urbanistico e ambientale, e sottrae alla cittadinanza uno spazio libero fondamentale per il benessere psichico e sociale;
2) la VIA presentata dalla Polo Nautico S.r.l. presenta carenze documentali, e tende a sottostimare l’impatto dell’opera sull’ambiente, sulla viabilità e sula vivibilità dell’area circostante;
3) ci sono dubbi sulla sostenibilità economica sul medio e lungo periodo, e sui reali interessi del finanziamento tramite l’ingresso massiccio di contributi privati.
In seguito al deposito delle Osservazioni, la commissione preposta alla VIA ha reso pubblici i risultati della valutazione (https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Info/11796), confermando quanto già sostenuto dalla cittadinanza.
La vicenda ha dunque raggiunto un lieto fine? Non esattamente: dall’emissione della VIA, la Polo Nautico S.r.l. avrà tempo fino all’estate per presentare una documentazione aggiornata.
La sfida è ora quella di mantenere alta l’attenzione, mentre gli appaltatori sono ancora intenzionati a far fruttare il proprio investimento sulla trasformazione del litorale.
Su questo è bene spendere qualche parola. La privatizzazione anche parziale delle opere pubbliche comporta, difatti, la subordinazione del loro esito a un rendimento economico. Basti ricordare che, secondo le stime del comitato Giù le mani dal Porticciolo, l’offerta commerciale e turistica prevista originariamente dalla S.r.l. avrebbe dovuto esprimere fino al 70% delle funzioni complessivamente assolte dalle nuove strutture.
Ma se le logiche del profitto occupano porzioni sempre più ampie dei processi decisionali, questi ultimi saranno inevitabilmente condizionati da valutazioni e interessi materiali suscettibili alle fluttuazioni del mercato immobiliare e del turismo. E se anche sembrano assicurare un incremento nel benessere degli imprenditori coinvolti, si riversano sull’ambiente e sulle comunità rendendole vulnerabili ai cambiamenti di lungo periodo.
Quello che si profila all’orizzonte è un ciclo di crisi della pianificazione urbana a seconda delle pressioni finanziarie, e di rinnovamenti più o meno lungimiranti, che si sottopongono lo spazio pubblico a una serie di shock, al prezzo di enormi sacrifici per la comunità.
Suona familiare? La vicenda salernitana è tutt’altro che un caso isolato, anzi sembra richiamare a uno schema divenuto ormai la norma in Italia, dalle province ai quartieri periferici, fino alle zone calde dei maggiori centri urbani. In un futuro ancora incerto, è difficile immaginare una compatibilità futura tra le attuali attività di diporto e quelle previste dal Porto di Pastena.
Durante le manifestazioni organizzate dal comitato, è stata allestita una mostra fotografica, raccogliendo scatti storici dagli archivi familiari della città. Quelle foto testimoniano lo sforzo collettivo di raccontare la vita del Porticciolo di Pastena attraverso la propria presenza. Allo stesso tempo parlano di una storia lenta, dove il cambiamento giunge senza sconvolgimenti, come qualcosa di intimo, come le macchie che ci si ritrova sulla pelle con la vecchiaia.
La terrazza sul mare sembra oggi una tribuna dove ammirare le barche che tornano in secca. Così la presenza dei visitatori dialoga con quella dei lavoratori del mare: il tempo libero e il tempo lento e faticoso del lavoro si avvicendano senza invadere i rispettivi spazi.
Nella partita per il futuro del Porticciolo, entrambi i contendenti rappresentano la tensione generale verso il cambiamento che attraversa la città. Dalle campagne edilizie alle imminenti elezioni comunali, che agli occhi degli stessi attivisti rappresentano la vera resa dei conti per il futuro del Porticciolo di Pastena.
A cornice di tutto questo resta una città agitata e fragile. Resta il mare, che con la sua inarrestabile avanzata verso la terraferma ha vanificato i lenti progressi nel ripascimento del litorale, mettendo a rischio la vivibilità futura dell’abitato e del lungomare (https://salerno.corriere.it/notizie/cronaca/26_febbraio_20/salerno-il-lungomare-marconi-e-tafuri-sprofonda-in-mare-pericolo-anche-per-altre-strutture-7918712c-96a9-4a94-8903-1367a359exlk.shtml).
Quello stesso lungomare che si vorrebbe sacrificare ai turisti.