A pochi metri dalla balaustra del belvedere del Porticciolo di Pastena, un uomo attraversa le acque del molo immerso fino alla cintola. Regge suo figlio tra le braccia, lo adagia a poppa della sua barca da pesca, poi torna verso la banchina a prendere le due sorelline. Lasciato solo per un po’, il bambino resta eretto sul ponte e getta lo sguardo oltre l’orizzonte, verso qualcosa che solo lui sa. Il mare è una tovaglia di alluminio appena screpolata, e non bastano il vento e i colori grigi del mattino a dissolverne la magia.

Un’ondata di gelo ha travolto Salerno nel giorno della mobilitazione. Ma quel freddo non è bastato a trattenere in casa chi, spezzando tensioni e incertezze, si è riversato sulla terrazza del Porticciolo di Pastena per una giornata di festa e socialità cittadina, organizzata dal comitato Giù le mani dal Porticciolo, di cui abbiamo parlato qui.

Nella piazza artisti e acrobati si preparano per lo spettacolo della sera. Intanto Mario, uno dei membri del comitato, sta documentando il dibattito col suo telefonino. Parliamo dei progressi del ricorso civile portato avanti dalla cittadinanza contro la Polo Nautico S.r.l., che ha preso in carico il progetto di trasformare il Porticciolo in un’infrastruttura turistica.

Nel comitato i compiti sono condivisi: non c’è un unico addetto alla comunicazione col pubblico e alla cura dei social, le decisioni sono quasi collegiali. E io sento che Mario vorrebbe esprimere nelle sue parole questo spirito di corpo. Abita a pochi passi dal mare, e potrebbe indicarmi una ad una da dove vengono le persone che vede in piazzetta e sulla spiaggia con la bella stagione.

Al centro delle sue inquietudini c’è la politica..

..e così accompagna il disprezzo verso i candidati del consiglio comunale con lo scherno. Si presentano in assemblea e promettono, dicono di ascoltare. Quelle parole sono un’eco distorta, secondo Mario, di una realtà di favori e di sottomissione, di una città abituata a vedersi subordinata al verdetto finale del nuovo sindaco entrante e delle sue reti di favori. Affiora il nome di Vincenzo De Luca, attualmente in corsa per il seggio di sindaco, come un tacito ago della bilancia verso cui si proiettano speranze e timori.

C’è qualcosa nell’aria di sfida di Mario che resta inespresso, che allude a timori ben più concreti e che emerge appena costeggiamo la sua casa: su quella finestra del primo piano aleggia la minaccia di un muro di sei metri che la priverà del sole, del respiro.

Lo sprezzo per le richieste dei cittadini

Impossibile guardare alle inquietudini politiche come paranoie, perché lo sprezzo dei privati per le richieste della cittadinanza è reale. E ora non esitano a dipingere i cittadini che si oppongono alla distruzione di un quartiere, come «promotori delle proteste, che nella realtà occupano abusivamente alcune porzioni di area demaniale».

Ma se la Polo Nautico S.r.l., a poco meno di due settimane dalla presentazione ufficiale del ricorso civile, è pronta ad appellarsi alla stampa, significa anche che dalla propria parte non ha che questo, e cerca di guadagnare terreno con lo spauracchio e lo scherno. Mario sente che è così e non mostra alcuna paura. Da anni vede gli spazi pubblici di Salerno si riducono fino a riempire a malapena le dita di una mano, e conosce bene la facilità con cui le esperienze di una vita possono scivolare via nel nulla da un giorno all’altro.

Lo sanno bene gli artisti che ora si esibiscono nella piazza – tra di loro riconosco Andrea, un amico d’infanzia. Mentre fa volteggiare un paio di nunchaku infuocati sulla sua testa, attorno a lui c’è silenzio, stupore, sogno.

La premessa in ogni comunità

Per Andrea c’è una premessa in ogni comunità, ed è il fatto che ognuno abbia un talento da mettere a disposizione di tutti al meglio delle sue possibilità. Per questo non vuole scegliere fra la speranza e la rassegnazione, anzi esclude radicalmente questa alternativa. Attorno a noi il Porticciolo è una festa di musica, cucina popolare e spettacoli. Di fronte ai compagni che lo seguono negli sport acrobatici, Andrea sorride soddisfatto di fronte al lavoro ben riuscito. «Ammettiamo per pura ipotesi», riflette ad alta voce «che facciano il porto turistico. Noi troveremo il modo di appropriarcene, alle nostre regole».

La sua risposta non è l’eversione violenta, né lo scontro diretto, ma la consapevolezza che, in qualche modo, anche continuare ostinatamente a vivere gli spazi della città in direzione contraria ai nuovi scopi delle privatizzazioni può essere una scelta politica forte, dalle profonde implicazioni sociali.

Mentre il sole tramonta, la barca rientra nel molo, e il pescatore immergendosi nell’acqua riporta i suoi bambini a riva senza farli bagnare. Alcuni stili di vita, è vero, potrebbero anche resistere alla crisi dello spazio pubblico, e perfino costringere i nuovi padroni delle piazze ad adattarsi alla forza della comunità o di parte di essa. Ma è impossibile dire quanti siano gli equilibri silenziosi ignorati dalle trattative. Mi sembra che in queste ore abbiamo parlato di loro, abbiamo cercato di dargli voce con i nostri discorsi, la nostra rabbia, i nostri progetti.

Il ricorso civile contro l’attuazione del progetto del Porto di Pastena sarà presentato ufficialmente dalla cittadinanza, domani, alla scadenza del 10 aprile. 

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